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Lotta alla tratta, Falcomatà segua l'esempio di Nardella

L'appello dalle colonne de L'Avvenire di Calabria oggi in edicola

di Davide Imeneo 24/09/2017

Lo scorso 14 settembre è accaduto qualcosa di straordinario in Italia. Un sindaco, il fiorentino Dario Nardella, ha firmato un’ordinanza che istituisce il divieto di chiedere o accettare prestazioni sessuali a pagamento. È un vero e proprio provvedimento di legge che, di fatto, vieta la prostituzione sul territorio comunale, e prevede – dettaglio di non poco conto – una pena per il cliente.

Gli agenti della polizia municipale, sia in borghese che in divisa, accerteranno se c’è stata una richiesta, un consenso o un accordo su una prestazione sessuale a pagamento. In questo caso scatterà la denuncia per il cliente sulla base dell’articolo 650 del codice penale per violazione di una ordinanza delle autorità. Non sono previste sanzioni per chi offre la prestazione, a meno che non ricorrano altre violazioni di legge.

L’atto firmato da Nardella, volto a sanzionare chi chiede o accetta prestazioni sessuali e a tutelare le persone che sono o possono essere oggetto di sfruttamento, è stato reso possibile dal decreto Minniti, convertito in legge lo scorso mese di aprile, che per la prima volta consente ai sindaci di emettere un’ordinanza contro coloro che ottengono prestazioni sessuali a pagamento.

Sulla base del decreto, il sindaco ha quindi adottato un provvedimento mirato che punta alla riduzione del fenomeno. Un procedimento penale che prevede anche l’arresto fino a 3 mesi o una ammenda fino a 206 euro: questi i provvedimenti che potranno scattare a Firenze a carico dei ‘clienti’ delle prostitute, in base a quanto prevede l’ordinanza.

Il decreto Minniti non è valido solo per il comune di Firenze...ma per tutta Italia. Per questo, dalle colonne di questo giornale, facendo eco al monito pronunciato dall’arcivescovo Morosini durante il discorso al termine della processione della Madonna della Consolazione di martedì 12 settembre, chiediamo al sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, di adottare lo stesso provvedimento intrapreso da Dario Nardella, bandendo così, una volta per tutte, il triste mercato di corpi che ogni sera va in scena per le vie del centro storico della Città dello Stretto, a pochi passi da Palazzo San Giorgio, e nelle periferie di Reggio. Al nostro sindaco chiediamo anche di farsi promotore dello stesso provvedimento presso tutti i comuni della Città Metropolitana.

Tale decisione, se intrapresa, avrebbe anche una rilevanza nel contrasto alla criminalità. Infatti, è accertato da innumerevoli procedimenti giudiziari che lo sfruttamento della prostituzione è nelle mani di criminali ed è una delle “entrate” della ‘ndrangheta. È da anni che la Caritas e l’associazione Giovanni XXIII denunciano la triste realtà della tratta umana anche a Reggio Calabria. Adesso c’è un margine di manovra per ovviare a questa piaga, per sanare questo deficit di umanità che ancora resiste indomito in una società che vanta lo sviluppo ma poi non rispetta la persona.

Il provvedimento assicurerebbe non solo la restituzione di un decoro urbano alle strade comunali, ma soprattutto un decoro umano alle tante vittime della tratta e dello sfruttamento della prostituzione, che proprio sui marciapiedi di Reggio, la città che vuole essere bella e gentile, vivono il loro Calvario. Non c’è altro tempo da perdere.

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