accedi | registrati | 21-11-2017

Sono tantissimi i bambini e i ragazzi con disabilità cognitive che ogni anno devono «ricominciare da capo»

«Vi racconto il primo giorno di scuola di mia figlia, disabile»

di Redazione Web 30/09/2017

Anche quest’anno si sono riaperti i cancelli delle scuole di ogni ordine e grado e per tutti gli alunni con disabilità sono ricominciate le difficoltà, sempre le stesse su tutto il territorio nazionale: assenza di insegnanti di sostegno, assenza di assistenti alla persona e alla comunicazione. Ho impresso nella mente la gioia negli occhi di mia figlia il primo giorno di scuola nel rivedere i compagni nel cortile… ma ricordo anche la delusione negli stessi occhi quando una volta entrata ha scoperto che l’insegnante di sostegno era cambiata.

La burocrazia ci ha giocato un brutto tiro, per cui mia figlia non ha più la figura di riferimento a cui era abituata, quella nella quale avevamo riposto fiducia, lei, ma anche noi genitori, quella che l’ha aiutata con discrezione in quelle che erano le nuove materie scolastiche, quella che l’ha avvicinata sempre più ai docenti di classe, quella che ha fatto da collante con i compagni, ragazzi eccezionali che l’hanno accolta senza riserve e con i quali ha instaurato un ottimo rapporto fatto di chiacchiere mattutine prima del suono della campana, uscite insieme in pizzeria e feste di compleanno. Momenti di “norma-lità”, quella che i nostri ragazzi si devono conquistare in quanto non gli viene data di “diritto” alla nascita.

Quest’anno si ricomincia, nuova insegnante di sostegno, nuovo modo di fare, sia caratteriale che didattico e il tutto si ripercuote anche sull’equilibrio dell’intera classe, in quanto è l’insegnante di sostegno che trascorre il numero maggiore di ore con loro.

Incerta è anche la continuità con l’assistente educativa che ancora non è stata assegnata.

Lo scorso anno questa figura è arrivata i primi di gennaio, quest’anno? Ci sarà continuità? Non lo so. Vorrei porre queste domande agli organi competenti.

Se tutti si fermassero un attimo ad ascoltarci senza compatimento avrebbero tanto da imparare sui nostri figli e sui loro reali desideri, primo fra tutti quello dell’accettazione. Nonostante tutto da genitore di una figlia con ritardo cognitivo mi ritengo comunque fortunata per quello che siamo riusciti a costruire nelle scuole che ha frequentato.

Le basi sono state piantate da mia figlia stessa la quale (per carattere o come in tanti suggeriscono, grazie alla famiglia) riesce bene a instaurare rapporti di amicizia, di stima e rispetto sia con adulti che con i coetanei, ma riconosco anche la fortuna nell’avere trovato fino a ora insegnanti e assistenti che hanno saputo potenziare queste sue capacità di relazione come anche quelle didattiche. Quante lotte però in questi anni, quante energie spese ad inseguire dei diritti.

Il massimo delle ore di sostegno, la necessità di vedere garantita l’assistenza fin dal primo giorno di scuola, il non utilizzo dell’insegnate di sostegno per le supplenze, il non portare mia figlia fuori dalla classe… e ripeto, che in tutto questo mi ritengo fortunata per aver avuto dall’altra parte persone disponibili all’ascolto, al confronto e che con umiltà a volte si sono messi in discussione.

Lo scorso anno a scuola è successo un episodio che voglio condividere e dal quale spero possa nascere una riflessione, da una conversazione occasionale con un genitore emerse perplessità da parte dello stesso in quanto nella classe del figlio vi era una ragazza disabile la quale “sembra” tirasse i capelli ai compagni. Naturalmente il genitore era ignaro che io avessi una figlia disabile. Con qualche difficoltà cercai di spiegargli che quel gesto poteva rappresentare un bisogno di attenzione, una richiesta di inclusione da parte dei compagni dai quali con molta probabilità si sentiva esclusa. Quello probabilmente era l’unico strumento a sua disposizione per “farsi notare”.

A mio parere la scuola dovrebbe svolgere un lavoro di sensibilizzazione e informazione con e per le famiglie non sempre pronte a dare risposte corrette ai propri figli quando si trovano a interagire con un compagno con handicap.

Una mamma, socio Agedi

Partecipa alla discussione

Esegui il login
Copyright 2016-2017 © avveniredicalabria.it | Tutti i diritti sono riservati | Responsabile: Davide Imeneo
Arcidiocesi di Reggio Calabria - Bova | Via Tommaso Campanella, 63 – 89127 Reggio Calabria
Credits Web Agency a Reggio Calabria - Arti Creative