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Il presidente dell’Ente Parco, Giuseppe Bombino, spiega come i reiterati episodi estivi possano condizionare la tenuta del suolo

Frane e smottamenti causati dagli incendi

di Davide Imeneo 18/10/2017

Alle prime pioggie estive sono susseguite le prime frane. Una casualità? Lo abbiamo chiesto a Giuseppe Bombino, docente, presso la Facoltà di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, e presidente dell’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte.

Incendi estivi e dissesto idrogeologico: c’è un nesso?

Ci sono conseguenze devastanti: il nostro territorio, infatti, manifesta fisiologicamente la sua fragilità. Esistono delle forzanti energetiche come il clima di tipo semi– arido, come la morfologia, ossia il piano inclinato del territorio che si presenta scosceso, ed in ultimo la vulnerabilità del suolo che possono essere contrastate solo dall’epidermide naturale, ossia i boschi. Detto ciò è chiaro a che se questo elemento viene eliminato si aggiunge una quarta forzante.

Potremmo dire che c’è quindi un rapporto di causa– effetto?

Il suolo è esposto all’aggressione della precipitazione. Storicamente le alluvioni in Calabria sono sempre occorse nel periodo di agosto: precipitazioni molto concentrate provenienti dal nord Africa. Vi è un altro problema legato agli incendi: le ceneri sono talmente fini che tendono a creare una pellicola, detto tecnicamente effetto seeling, che ostruisce i pori. Questo consente all’acqua di condensarsi e di trasformarsi in deflusso cosicché da “scivolare” lungo il piano inclinato delle nostre zone montane e collinari.

In buona sostanza agevola le frane?

L’effetto idrogeologico su un versante attraversato da un incendio è aggravato non soltanto dall’acqua che non riesce ad infiltrarsi, ma anche dalle particelle terrose che sono trasportate da questo deflusso verso valle. La officiosità dei flussi idrici è così ostruita, aumentando il rischio esondazioni e smottamenti.

Ecco perché le fiumare diventano improvvisamente pericolose.

Esatto, diminuisce la capacità di portata idraulica perché parte del letto è occupato proprio dai detriti.

L’ultima estate è stata rovente sotto il profilo degli incendi dolosi: scelte ancor più scellerate in virtù degli effetti devastanti che possono verificarsi.

Non si può parlare di mancata prevenzione: ci vorrebbe un carabinieri nascosto dietro ogni albero, e capiamo bene che questo è impossibile. Anche se in Aspromonte la situazione è stata mitigata.

Da cosa?

Mi riferisco all’azione degli eco–pastori che hanno collaborato col Parco Nazionale nella fase della prevenzione anti–incendio.

Questo può bastare?

Ci costituiremo parte civile contro i criminali che hanno devastato i nostri boschi. Non si tratta di piromani, ma di soggetti che agiscono con un attacco concertato.

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