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Il provvedimento senza precedenti è stato applicato dal prefetto Guido Longo

Vibo Valentia, commissariati tre centri di accoglienza

di Federico Minniti 18/10/2017

Un business da 700mila euro al mese sul quale avevano messo le mani gli uomini della 'ndrangheta. A bloccare questa emorragia di fondi pubblici è stato un intervento senza precedenti decretato dalla Prefettura di Vibo Valentia. La gestione di ben tre centri di accoglienza per i migranti a Briatico, in Calabria, in cui vivono 700 richiedenti asilo è stata inibita alle due cooperative che – sulla carta – espletavano il servizio. La “Monteleone Servizi” e la “Monteleone 3.0 protezione civile” erano - secondo gli inquirenti - delle coperture delle 'ndrine vibonesi.
Il provvedimento di interdittiva antimafia alle due cooperative è scattato per via delle ricorrenti forniture da parte di società riconducibili ai boss della malavita locale.
I tre centri di accoglienza erano “ospitati” da altrettante strutture alberghiere. Da quanto si apprende sembrerebbe che i rappresentanti legali delle cooperative avessero manifestata la loro volontà di interrompere il servizio, nonostante agli stessi non fossero stati raggiunti da alcuna misura di prevenzione o avviso di garanzia.
Il rischio di replicare un secondo caso “Sant'Anna” di Isola Capo Rizzuto era altissimo, così come quello della paralisi gestionale con ricadute gravi ai danni dei settecento ospiti.
Guido Longo, prefetto di Vibo Valentia da otto mesi, dopo una lunghissima carriera in Polizia tra Palermo, Reggio Calabria e Caserta, non ha avuto il dubbio sul da farsi: commissariare i centri di accoglienza. A sostenere la tesi di Longo sono stati sia Raffaele Cantone, presidente dell'Anticorruzione, e Marco Minniti, ministro dell'Interno.
Per questo è stato immediatamente nominato un commissario straordinario. Si tratta dell'avvocato Rosario Di Legami, esperto amministratore giudiziario in ambito di patrimonio sottratti alla capacità economica delle mafie.
Nella stessa giornata, i Carabinieri di San Ferdinando traevano in arresto un venticinquenne e tre minori, tutti italiani, con l'accusa di percosse e lesioni personali, aggravate dalla finalità di discriminazione ed odio razziale, ai danni di cittadini extracomunitari, gran parte dei quali di origine africana, domiciliati presso la tendopoli ministeriale di San Ferdinando (Reggio Calabria). Dei veri e propri raid, senza alcun motivo specifico, in cui i migranti venivano colpiti con bastoni di legno, catene e coltelli. Per tutti è scattato, quindi, il provvedimento di fermo spiccato dalla Procura della Repubblica di Palmi.

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