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Il comparto salute della regione più a sud dello Stivale rimane comunque in una situazione critica

Calabria, doppia velocità: indietro nei Lea, avanti nei vaccini

di Redazione Web 19/10/2017


Dai tempi di attesa, all'erogazione dei farmaci, dalla copertura vaccinale alla gestione dell'emergenza urgenza, dai servizi per i malati oncologici agli screening per i tumori, sono ancora troppe le disuguaglianze nell'accesso ai servizi sanitari che incidono sulla salute dei cittadini. Sebbene al Sud si concentrino le regioni con maggiori problematicita' negli ambiti indicati, si riscontrano anche eccezioni positive nel Meridione, cosi' come Regioni del Nord che faticano piu' del passato a mantenere i livelli di performance nell' erogazione dei servizi sanitari ai cittadini. È il caso, ad esempio, della copertura vaccinale per l'infanzia dove, per le vaccinazioni obbligatorie da anni (polio, difterite, tetano e epatite B), le regioni virtuose sono Abruzzo, Molise e Basilicata e ai livelli inferiori troviamo il Friuli Venezia Giulia e la PA di Bolzano. Questo il quadro che emerge dal Rapporto dell'Osservatorio civico sul federalismo in sanita', edizione 2016, presentato da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato. "Serve subito un programma di azione per il contrasto alle disuguaglianze in sanita' che aggredisca la questione del profondo rosso per il diritto alla salute al sud; per la riduzione delle iniquita' che attraversano tutto il nostro paese, nelle regioni benchmark e non, dalle periferie urbane alle aree interne. Serve un piano che abbia obiettivi, azioni, tempi precisi e un sistema di monitoraggio, condiviso tra Stato e Regioni, con il coinvolgimento delle organizzazioni civiche e dei professionisti socio-sanitari", ha detto Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva. "L'Italia infatti, continua ad essere spaccata in due, aumentano le regioni che non sono in grado di rispettare i Livelli essenziali di assistenza, nonostante l'affiancamento dei Ministeri preposti. Aumenta l'incoerenza tra il livello di qualita' e accessibilita' ai servizi e il livello di tassazione, i piani di rientro hanno prodotto effetti dal punto di vista economico ma in troppi casi non hanno centrato l'obiettivo della riqualificazione dei servizi. È evidente che cosi' le cose non possono piu' andare avanti, se da una parte si potrebbe pensare ad una eventuale nuova riforma Costituzionale che parta dal basso, restituendo centralita' all'effettivita' del diritto alla salute dell'individuo in ogni territorio del Paese in una competizione positiva tra Stato e Regioni, anche se i tempi potrebbero essere lunghi, dall'altra e' doveroso capire subito se e cosa si puo' mettere in campo oggi, a normativa vigente, per intervenire su situazioni di iniquita' che esistono nel Ssn. In altre parole serve subito un programma di azione".

Nel 2015 passano da 3 a 5 le regioni che non rispettano i Lea nonostante l'attuale sistema di affiancamento dei ministeri competenti: al Molise, Calabria e Campania, che versa in condizioni di particolare criticità (da un punteggio di 139 nel 2014 a 106 nel 2015), si aggiungono Puglia (da 162 del 2014 a 155 nel 2015) e Sicilia (da 170 nel 2014 a 153 nel 2015). Anche fra quelle che garantiscono i livelli essenziali di assistenza, le discrepanze sono notevoli: si va da un punteggio di 212 (la soglia di sufficienza e' pari a 160) della Toscana ai 170 della Basilicata. In alcune regioni, a Lea e servizi critici corrispondono livelli di tassazione Irpef piu' alti e le Regioni inadempienti ai Lea, ad eccezione della Calabria, hanno aumentato l'Irpef tra il 2013 e il 2015. Nel 2015 si oscilla tra i 620 euro di addizionale Irpef media per contribuente del Lazio ai 460 di Campania e Molise, ai 360 della Toscana, ai 300 del Veneto, sino ai 270 della Basilicata. Rilevante l'aumento dal 2013 al 2015 nel Lazio (470/620 euro), Piemonte (410/510 euro), Liguria (360/400 euro). Piuttosto differente anche la quota di ticket pro capite sostenuta dai cittadini: nel 2016 si passa dai 32,9 euro della Sardegna ai 96,4 della Valle d'Aosta, passando per i 60,8 del Veneto, secondo i dati della Corte dei conti. Le Regioni con quote procapite di finanziamento del Ssr inferiori, con punteggi Lea piu' critici e con livelli Irpef piu' elevati, hanno anche una spesa privata procapite piu' bassa, e un tasso di rinuncia alle cure piu' alto, in altre parole un'iniquita' sotto gli occhi di tutti: infatti la spesa privata della Campania e della Sardegna ammonta rispettivamente a circa 304 e 354 euro annui, contro i 798 della Valle d'Aosta e i 781 della Lombardia. Come se non bastasse secondo Istat la quota di persone che ha rinunciato ad una visita specialistica negli ultimi 12 mesi e' cresciuta tra il 2008 e il 2015 dal 4% al 6,5% della popolazione. Il fenomeno appare piu' accentuato nel mezzogiorno che passa dal 6,6% nel 2008 al 10,1%.

Sono in particolare i cittadini di Abruzzo, Basilicata, Campania, Liguria, Marche, Puglia a segnalare, lo scorso anno al Tribunale per i diritti del malato, il problema delle difficolta' di accesso alle prestazioni a causa delle liste d'attesa; ma non mancano anche difficolta' per i cittadini della Toscana, dell'Emilia Romagna e dell'Umbria nonostante abbiano avviato politiche regionali di governo dei tempi d'attesa. Tempi di attesa record - Le attese piu' lunghe si registrano per la mammografia: 122 giorni nel 2017 (+60 giorni rispetto al 2014) ossia quasi 4 mesi in media, passando dagli 89 giorni del NordOvest ai 142 del Sud ed isole; segue la colonscopia con 93 giorni in media (+6 giorni), con punte di 109 al Centro e un minimo di 50 al Nord-Est; per la visita oculistica si attendono 87 giorni (+18 giorni rispetto al 2014) con un minimo di 74 al Sud-isole e 104 al Nord-Est. Anche dall'ultimo monitoraggio del Ministero della salute (2014), Calabria, Campania, Lazio e Molise risultano inadempienti nell'indicatore relativo alle liste di attesa. Riguardo al disagio economico a causa di spese sanitarie non rimborsate dal Ssn, le famiglie delle Sardegna e della Sicilia risultano essere quelle piu' in difficolta'. All'estremo opposto troviamo quelle di Emilia Romagna e Trentino-Alto Adige dove solo rispettivamente il 2,6% e il 2,1% delle famiglie residenti e' in condizioni di disagio economico per spese sanitarie. Ticket e superticket - L'importo del ticket per le prestazioni sanitarie varia di regione in regione. Ad esempio, per una visita specialistica si passa dai 16,5 euro delle Marche ai 29 del Friuli Venezia Giulia, per l'analisi dell'ormone della tiroide (TSH) si passa dai 5,46 della Liguria ai 13,22 della Sardegna. Per quanto riguarda il superticket sulla ricetta, solo Basilicata, Sardegna e Provincia autonoma di Bolzano non lo applicano, 8 Regioni (Abruzzo, Liguria, Lazio, Molise, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia) applicano la quota aggiuntiva di 10 euro su ogni ricetta, le restanti applicano misure alternative alla quota fissa.

Il tempo ritenuto accettabile per un soccorso efficace degli operatori sanitari e' compreso entro i 18 minuti, ma le differenze regionali riscontrate dall'ultimo monitoraggio Lea sono notevoli: punte minime si registrano in Liguria (13 minuti), Lombardia (14 minuti), Lazio (15 minuti), Toscana, Emilia-Romagna, Sicilia, Friuli-Venezia Giulia, Marche e Piemonte. Alcune regioni, invece, fanno registrare intervalli di attesa fuori dal range di normalita': e' il caso in particolare della Sardegna (23 minuti), della Calabria e Molise (22 minuti) ma soprattutto della Basilicata (27 minuti). È interessante notare che alcune regioni peggiorano i loro risultati ed in particolare la PA di Bolzano che dai 10 minuti del 2014 passa ai 19 minuti del 2015. Anche rispetto alla presenza di Osservazione Breve Intensiva, requisito essenziale dei Dea di I e II livello si registrano differenze territoriali: l'Obi nei Dea di I livello sono presenti in tutte le strutture del nord monitorate da Cittadinanzattiva e Simeu, nell'81% dei casi al centro e ne 69% al sud. Nei Dea di II livello invece la situazione cambia: 100% al centro, 78% al nord e 76% al sud.

Attraverso il Monitoraggio civico delle strutture oncologiche italiane, realizzato dal Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva nel 2016, nel 42% delle strutture occorrono in media 15 giorni per l'inserimento di farmaci oncologici innovativi nel Prontuario Terapeutico Ospedaliero (Pto). Ci sono poi strutture sanitarie che impiegano dai 2 ai 3 mesi (7%) e fino a 120 giorni, cioe' 4 mesi (9%), per inserire farmaci innovativi dopo l'approvazione nazionale. Inoltre, solamente il 52% delle strutture prevede procedure per il sostegno dei costi dei farmaci non passati dal Ssn. A livello territoriale, per l'inserimento dei farmaci oncologici nel Prontuario terapeutico ospedaliero si va da un minimo di 1 giorno ad un massimo di 90 giorni al Nord, da un minimo di 3 ad un massimo di 200 giorni al Centro e da un minimo di 7 ad un massimo di 90 giorni al Sud e Isole. Sul fronte dei farmaci equivalenti, si registra un uso piu' diffuso nella Provincia Autonoma di Trento con il 41,1%, mentre la Basilicata e' quella che ne utilizza di meno con il 18,3%. Emilia-Romagna (34,3%), Friuli-Venezia Giulia (33,2%), Liguria (30%), Lombardia (36,8%), Toscana (32,7%) e, Valle d'Aosta (32,2%) presentano dati sovrapponibili. In termini di spesa, invece, rispetto al resto di Italia, chi abita in Emilia Romagna (25,5%), Lombardia (24%), PA di Trento (28,5%), acquista piu' farmaci equivalenti mentre la spesa piu' bassa si registra in Calabria (12%), Basilicata (12,3%) Campania e Sicilia (13,4%), Puglia (14,8%) e Molise (14,7%). La media italiana di spesa per i farmaci equivalenti e' del 18,8% rispetto al totale della spesa farmaceutica privata.

Su nessuna vaccinazione dell'infanzia, l'Italia raggiunge in tutte le Regioni la copertura raccomandata del 95%. Nemmeno sulle quattro obbligatorie da anni, cioe' polio, difterite, tetano ed epatite B, dove comunque le differenze regionali sono notevoli: virtuose Abruzzo, Molise e Basilicata (copertura superiore al 97%), Calabria e Sardegna (copertura superiore al 95%), ai livelli inferiori il Friuli Venezia Giulia (89%) e la PA di Bolzano (85%). Per quanto riguarda Morbillo-Parotite-Rosolia la copertura media si attesta all'87%, le Regioni con copertura piu' elevata sono Lombardia (>93%) e Piemonte (>91%); sono ad oltre il 90% Sardegna e Basilicata. I livelli piu' bassi si registrano nella Provincia Autonoma di Bolzano (>67%) e Molise (73,51%). Sul vaccino antinfluenzale per over 65, siamo fermi a poco piu' del 50% (rispetto al 75% raccomandato): la copertura vaccinale e' maggiore in Umbria con il 63,1%; seguono Calabria e Puglia, al di sopra del 57%. Il dato piu' basso si registra nella Provincia Autonoma di Bolzano 37,3%. Screening oncologici - La Corte dei conti certifica che, ad eccezione di Abruzzo, Molise e Piemonte che raggiungono lo score minimo di 7 nella quota di residenti che hanno aderito ai programmi regionali di screening, le altre Regioni in piano di rientro sono ben al di sotto di questa soglia: Calabria (1), Puglia (2), Campania e Sicilia (3), Lazio (5). Screening mammografico - Nonostante siano aumentati gli inviti recapitati nel 2015, restano disuguaglianze territoriali: l'invito al Nord raggiunge quasi tutte le donne, oltre 9 su 10; al Centro poco meno di 9 su 10 ricevono l'invito; al sud solo 6 donne su 10. Il maggior numero di donne che ha eseguito la mammografia nel periodo 2013 - 2015, all'interno dei programmi di screening, si registra in Emilia Romagna (78%), seguita dalla Provincia Autonoma di Trento (77%). A distanza di 10 punti percentuali (tra il 69% e il 67%) si collocano: Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Umbria, Toscana, Valle d'Aosta, Basilicata. Il numero assoluto piu' basso di donne che ha eseguito una mammografia (sia all'interno sia all'esterno dei programmi di screening) si registra in Campania (50%), Calabria (51%), Sicilia (51%). La percentuale piu' alta di donne che ha eseguito mammografie al di fuori dai programmi di screening, tra 27% e 29%, si registra in: Lazio e Puglia (29% entrambe); a seguire Marche (28%) e infine, con il 27%, Liguria e Campania. Il numero assoluto piu' basso di donne che ha eseguito una mammografia si registra in Campania, Calabria e Sicilia.

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