accedi | registrati | 21-11-2017

Un’opportunità per i parenti di chi è ricoverato

La proposta. Una Family Room nel bene confiscato

di Federico Minniti 19/10/2017

Ma ai parenti dei degenti ospedalizzati chi ci pensa? Un interrogativo estemporaneo, è vero, ma che trae origine da una discussione eterogenea scaturita durante l’incontro sul presente del Terzo Settore all’indomani dell’approvazione della Legge delega sul NoProfit.

La location è stato il Salone dei Lampadari di Palazzo San Giorgio, sede del comune di Reggio Calabria; al tavolo dei relatori – oltre gli organizzatori del Centro Servizi al Volontariato “Dei Due Mari”, ossia il presidente del Csv, Giuseppe Bognoni, e il suo direttore, Giuseppe Pericone – l’assessore alle Politiche Sociali della Città dei Bronzi di Riace, Lucia Nucera, il portavoce del Forum provinciale del Terzo Settore, Pasquale Neri, e il caporedattore di Vita (storico magazine dedicato al sociale), Stefano Arduini. Sul finire del dibattito, dalla sala (che ha registrato un ottimo dato sulle presenze) è giunta una provocazione: «Ma i beni confiscati perché non vengono utilizzati per i genitori dei bimbi prematuri?». Un focus specifico che però ci consente di ampliare i termini della discussione a tutte le attività di volontariato/servizio ospedaliero. Tanti sono i familiari di pazienti ospedalizzati che devono “trasferirsi” per molti mesi in città. Certo, la fenomenologia del “turismo sanitario” è certamente minimale rispetto ad altre centri del nord Italia (in cui spesso anche i calabresi sono costretti ad emigrare per curarsi), però, visti gli ingenti tagli sugli o- spedali della provincia, con l’accentramento di alcuni servizi solo presso il Grande Ospedale Metropolitano, la problematica sussiste e sta assumendo dimensioni sempre più imponenti.

Prima di addentrarci, specificatamente, sul tema concernente i beni confiscati, ci corre l’obbligo di guardare a una buona prassi. Entra in scena la MacDonald, anche se è più corretto parlare della Fondazione Ronald, una delle charities del colosso a stelle e strisce. Seguendo l’idea del «ridiamo alla società una parte di quello che essa ci porta», la Fondazione Ronald costruisce le Family Room, ossia degli appartamenti nelle disponibilità delle famiglie con bambini ricoverati.

Cosa c’entra tutto questo con la realtà dei prematuri reggini? Probabilmente i numeri di Reggio Calabria non giustificherebbero un investimento di una multinazionale, ma se ad “investire” (a costo zero!) fosse l’Amministrazione Pubblica – promulgando un bando ad hoc destinato ad associazioni e cooperative sociali con i requisti sanciti dalla legge – su un bene confiscato, allora sarebbe più semplice interloquire con fondazioni bancarie o altri possibili partner interessati a sostenere economicamente eventuali lavori di ripristino e messa a norma dell’immobile. Al Csv e al Forum del Terzo Settore resta il dovere di stimolare il Comune su questa frontiera: un modo per trasformare i beni della ‘ndrangheta in beni della collettività.

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