accedi | registrati | 22-11-2017

Il missionario ha sempre avuto legami forti con Reggio Calabria in virtù della sua vocazione donata proprio in riva allo Stretto

Padre Ugo Paccagnella, un esploratore della spiritualità

di Redazione Web 22/10/2017

di Gianni Marcianò - Padre Ugo Paccagnella arriva a Reggio Calabria nel 1968 come Superiore della scuola apostolica, il noviziato monfortano: «Ricordo con affetto e venerazione – scrive – monsignor Ferro, maestro e padre buono con il suo esempio e la sua parola sempre incoraggiante. Grazie alla sua fiducia sono entrato pienamente nella pastorale diocesana attraverso la partecipazione agli incontri diocesani, amicizia con sacerdoti e laici, visite di cortesia al Vescovo.

Ho tenuto i ritiri ai sacerdoti, designato membro del Consiglio Pastorale diocesano, assistente nel Settore Adulti di AC delle giovani coppie e questo mi ha fatto crescere come uomo, sacerdote e missionario». Padre Ugo resta a Reggio fino al 1978, per dieci anni, poi ritorna nel 1989 fino al 1993, quando viene inviato missionario ad Haiti, tuttavia, dal primo arrivo nella nostra città, il legame non si è mai interrotto. Padre Ugo è stato un dono del Signore per la nostra Diocesi. A due anni dalla morte il ricordo e le opere restano segno concreto della presenza in mezzo a noi. Il racconto della sua vita e del suo ministero apre ad una ricchezza umana e sacerdotale non comune. Nel 1945, in pieno tempo di guerra, con la scuola apostolica inizia il suo cammino monfortano.

Completa gli studi allo Scolasticato di Loreto e viene consacrato sacerdote il 2 marzo 1958. A Sarmeola la Messa solenne è celebrata il 20 luglio. I compaesani per l’occasione gli donano una “’vespa 125”. Padre Ugo esprime il desiderio di partire per il Madagascar, territorio scelto dalla provincia d’Italia come campo di missione. La risposta del Provinciale è stata quella di inviarlo a Napoli per completare gli studi alla facoltà di scienze naturali. A Napoli resta quattro anni, associando studio e ministero nella parrocchia san Giovanni dei Fiorentini al Vomero.

Nel 1962 viene mandato a Roma con la responsabilità dell’animazione degli studenti del noviziato. Le confessioni a Rebibbia, nella sezione donne, e il servizio pastorale agli “Arcacci” sono una apertura alla missione. A Roma intanto si celebra il Concilio Vaticano II ed ha occasione di incontrare i Vescovi monfortani presenti alla grande Assise e provenienti da paesi di missione.

Vive il tempo del rinnovamento della Chiesa con apertura di cuore.

«Con il passare degli anni, – afferma padre Paccagnella – nel pieno del servizio pastorale, ho fatto mio il grido del Signore Dio davanti all’umanità immersa nella schiavitù materiale e spirituale, del peccato e della miseria, presente nel nostro mondo». Si mette a cercare i poveri. Fa a Roma un incontro significativo con madre Teresa di Calcutta, “una persona assorta in Dio e staccata dalla terra, che comunicava la ricchezza del suo spirito con tutta se stessa”.

Dopo Roma, arriva a Reggio. Nel 1975 il Vescovo gli chiede il servizio di parroco a Trunca vivendo una esperienza nuova in una piccola parrocchia. Quando ritorna a Roma allo studentato di via Penestrina apre al servizio ai poveri presso le Suore di Madre Teresa: una esperienza ricca di fede e di umanità. Serve per poco tempo la comunità monfortana di Treviglio dedita alla predicazione.

Dopo il servizio di Provinciale, viene inviato a Locri nel 1986. Sono gli anni tristi dei sequestri di persona e padre Ugo non fa mancare il suo ministero di riconciliazione e di pace. Nel 1989 ritorna a Reggio e dopo qualche anno il Vescovo, monsignor Mondello, lo chiama al servizio di Vicario episcopale per la Vita consacrata: vive una forte esperienza di fraternità. La missione ad Haiti, in età adulta, è da lui accolta come una esigenza dell’anima: «In Haiti ho incontrato veramente i poveri: entrati nel cuore non li ho più dimenticati, sono stati maestri eccellenti e testimoni credibili della carità nel sopportare la mancanza del necessario, nella gioia della vita, nell’abbandono alla Provvidenza, nella volontà di superare le situazioni di disagio».

Al ritorno, 1999, svolge per un breve periodo il servizio di padre Maestro nella comunità di Santeramo in Puglia. La sua ultima missione è a Paipa in Colombia, a 73 anni, dal 2004 al 2009.

«Rientrato dalla Colombia, il Signore ha fermato i miei piedi.

Dal 2009 – raccontava – mi trovo nella comunità Villa Montfort di Bergamo, casa ospitante padri bisognosi di assistenza, aperta da me durante il servizio di provinciale». Una vita spesa per il servizio e la missione, quella di padre Ugo. Scrive che non sempre è stato facile accogliere il cambio di comunità e per conseguenza anche di attività: «L’esperienza invece mi ha confermato che, quando c’è il fuoco nel cuore, lo si porta ovunque. Pur lavorando quasi sempre nella formazione, grazie a Dio, trovavo gli spazi per la predicazione ordinaria, i ritiri e l’accompagnamento delle coppie attività sempre presenti e anche incalzanti, tanto da farmi dimenticare, a volte, il Padrone della vigna per la vigna stessa, con inevitabili sensi di insoddisfazione». La povertà della gente di Lavaud gli fa maturare l’idea di un ponte di solidarietà tra Italia e Haiti. Fa appello alla generosità degli amici, particolarmente a quelli di Reggio.

Nascono alcune significative opere: la piccola scuola per i bambini più poveri e il Centro Maria Luisa per ragazze, le “adozioni”, sostituite poi con il Mini–Credito, la casa dei poveri di Jean Rabel, la Clinica mobile nella parrocchia San Luigi di Montfort in Port–au–Prince, la scuola di Gros Sablew, le stazioni per l’acqua pulita. È anche una forte esperienza pedagogica per quanti abitano la civiltà del benessere: la piccola isola, povera e abbandonata, si fa scuola di vita e esigenza di condivisione, ancora oggi.

Gli scritti che ha lasciato in dono, quasi un testamento spirituale, ci raccontano di quanto fosse legato all’amicizia, «amicizia è saper cogliere l’altro in quello che ha di buono». A Villa Monfort Padre Ugo vive il tempo della malattia lasciandosi guidare dalla tenerezza del Signore e contemplando il Crocifisso.

Mentre aumenta la difficoltà a camminare, scrive di riscoprire le cose essenziali della vita. La sedia a rotelle non gli impedisce di donare ancora, agli amici reggini, la sua presenza e la sua parola.

Vive negli ultimi giorni «la nuova condizione di silenzio e inattività». A tutti, e a ciascuno, consegna le parole dell’apostolo Paolo (Fil 4,9): “Ciò che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, è quello che dovete fare”.

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