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“Tu chi dici che io sia?”. Questo il titolo di una lettera ai Cresimandi scritta nei giorni scorsi dall’arcivescovo di Reggio Calabria-Bova

Morosini ai cresimandi: «Scegliete padrini non "compari"»

Dopo la cresima non termina il percorso di fede: «Assumete un impegno per la crescita della comunità»

di Redazione Web 24/10/2017

“Tu chi dici che io sia?”. Questo il titolo di una lettera ai Cresimandi (scarica il documento) scritta nei giorni scorsi dall’arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, per un «incoraggiamento per il percorso di fede che stai per cominciare nella tua Parrocchia, in vista della cresima che avrò la gioia di amministrarti nel corso di questo anno». Il presule reggino, dopo una serie di riflessioni, invita a trattare questo sacramento «con maggiore serietà e dignità! Non si accede ad esso – scrive monsignor Morosini - come se dovessimo andare al bar a prendere una tazzina di caffè, perché siamo stati investiti all’improvviso del compito di essere padrini. La Cresima va chiesta quando ci si sente pronti a scegliere e a decidere di perfezionare il proprio cammino di fede al fine di essere sorretti dal dono dello Spirito, come ha promesso Gesù».
Da qui l’augurio «di vivere questo percorso di preparazione al sacramento come un cammino alla riscoperta di Gesù e del suo Vangelo. La preparazione che stai per intraprendere ti faccia maturare scelte importanti per la comunità cristiana di appartenenza e ti trasformi in apostolo del Vangelo per la vita sociale, all’interno della quale sei inserito in forza del tuo lavoro». Un percorso che deve portare ad una presa di coscienza di un elemento «determinante per la tua preparazione: tutta la religiosità che ti porti dentro fa parte di una eredità che ti è stata donata dalla comunità familiare ed ecclesiale nella quale sei nato. Tu l’hai assorbita senza forse rendertene conto e senza metterla in discussione». La «tua comunità parrocchiale, con la proposta di una preparazione alla Cresima, ti offre l’occasione – scrive monsignor Morosini - perché tu possa rivedere lo stato della tua fede, sulla base di ciò che essa veramente è, cioè l’incontro con Gesù di Nazaret, con l’esempio della sua vita, con il suo Vangelo». Questa richiede anche «una partecipazione attiva alla vita della comunità, soprattutto alla sua azione di carità. La Cresima abilita all’azione nella vita della comunità, non è un ‘consumo’ religioso individuale. Il dono dello Spirito Santo ti consentirà di essere membro attivo nella Chiesa».
Poi Morosini pone l’accento sulla partecipazione alla messa festiva. Con la cresima, infatti, sottolinea l’arcivescovo, «diventi adulto nella fede; non sei più un principiante. Fino alla cresima ti sei servito della comunità, che non ti ha fatto mancare le occasioni perché tu potessi essere educato nella fede e crescere in essa. Con la Cresima giunge il momento di diventare adulto: non puoi più solo ricevere dalla comunità, ma devi anche dare». Con la Cresima «devi assumerti un impegno a favore della crescita della comunità, secondo le tue possibilità, secondo le tue inclinazioni, secondo la tua vocazione». Nella comunità «c’è posto per tutti e ci sono tanti ambiti che potrebbero ricevere la tua collaborazione: catechesi, evangelizzazione dei lontani, evangelizzazione di strada, servizio della carità, liturgia, coro, assistenza ai malati, servizio della consolazione, educatore di ragazzi e di giovani, assistenza sportiva, servizio culturale, gruppi famiglia ecc. Come vedi, ti resta solo l’imbarazzo della scelta. Hai tutto il tempo durante il percorso di preparazione per verificare e decidere quale potrà essere il tuo futuro ruolo in Parrocchia. Il giorno della cresima io, tuo Vescovo, ti chiederò: cosa hai scelto di fare per aiutare il cammino della comunità? Benedirò così il tuo impegno».
Nella missiva monsignor Morosini chiede ai giovani cresimandi il perché della scelta di ricevere questo sacramento invitando ad andare oltre la prassi individuando le motivazioni «vere di tale richiesta, motivazioni che abbiano una relazione con la vita. Nel rispondere, pertanto – spiega il presule reggino - non fermarti ai luoghi comuni: ‘sono cattolico, mi devo sposare, devo fare da padrino a un battesimo o a una cresima...’. All’interno del cambiamento culturale in cui viviamo (scristianizzazione, secolarizzazione, pluralismo culturale e religioso), queste risposte non valgono più. E tu stesso, in cuor tuo, lo percepisci; così come, ne sono sicuro, capisci bene che, risposte stereotipate o scontate a quell’interrogativo, così grave ed importante, possono soltanto alimentare una fede puerile e ‘funzionale’, incapace di mettersi in discussione ed arroccata su tante pseudo-sicurezze, prive di senso e vuote di significato, che, forse, anche tu, purtroppo, ti porti dentro». Secondo monsignor Morosini non si può essere cristiani «per tradizione; solo perché sei nato in un paese cristiano e in una famiglia cristiana; perché accetti le tradizioni cristiane del tuo paese (presepe, festa patronale); perché accogli una certa pratica cristiana e un consumo religioso (battesimo, comunioni ecc.), perché nel tuo ambiente si è soliti fare così. Cristiani – scrive il presule - si diventa perché, posti dinanzi alle domande della vita e alla ricerca del senso da dare ad essa, la persona, tra le tante possibilità che si offrono alla sua scelta, accetta, con il suo agire e con il suo parlare, quella offerta da Gesù. È questo che tu vuoi, chiedendo la Cresima? Pur nato in un contesto cristiano, devi essere capace di metterti in crisi e ridiscutere quello che hai ricevuto, mettendo a frutto la tua intelligenza e la tua libertà. Per diventare veramente cristiano devi fare la scelta di Gesù e del suo Vangelo come scelta del bene grande che non vogliamo perdere».
Dopo aver sottolineato che la preparazione a questo sacramento non è solo «ascoltare qualche lezione di catechismo» e «imparare o ricordare alcune nozioni di fede» monsignor Morosini ritorna sul tema della scelta del padrino cioè, spiega, «colui il quale si fa garante della formazione cristiana del candidato dinanzi alla comunità e del suo comportamento coerente con la fede nella vita di ogni giorno». Una figura che deve riacquistare «il significato strettamente religioso delle origini, legato alla testimonianza della fede». Quindi il padrino «non è il ‘compare’, cioè l’amico che vuoi gratificare o la persona alla quale tu o la tua famiglia si vuole legare. Nella nostra cultura del Sud – scrive monsignor Morosini - il padrino è diventato ormai solo il compare; tradizione, che in tanti casi sta alla base dei rapporti mafiosi tra le famiglie. Altro che persona che deve avere una vita conforme alla fede per accompagnare nella fedeltà al Vangelo! Perciò, se non l’hai ancora scelto – ecco l’invito - fallo con giudizio» scegliendo «persone moralmente a posto e che siano credenti e praticanti. Quando vai dal parroco a chiedere di iniziare il percorso formativo, segnala anche il suo nominativo e, se puoi, accompagnalo subito da lui, dimodoché il parroco possa conoscerlo e verificare subito la sua idoneità, onde evitare le sorprese dell’ultimo momento, quando ormai tutto è pronto».

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