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Tenere insieme denuncia e proposte è la missione della Settimana sociale che si è aperta ieri a Cagliari

L’arcivescovo di Taranto: «Bisogna partire dal Sud»

di Redazione Web 27/10/2017

La Settimana sociale di Cagliari si apre con una richiesta, che spiega a quali condizioni sarà possibile tenere insieme la denuncia e la proposta: «Non stacchiamoci nemmeno per un minuto dalle immagini concrete e drammatiche delle vittime di incidenti sul lavoro, dei disoccupati che ci visitano ogni giorno, degli inattivi, dei cinquantenni in stand by, o meglio nel limbo o proprio nel purgatorio » ha esortato i partecipanti monsignor Filippo Santoro, presidente del Comitato delle Settimane, aprendo i lavori ieri pomeriggio. «Che i nostri interventi partano dal cuore e diventino proposte come se si trattasse di un nostro fratello o figlio, o figlia non da raccomandare, ma da incamminare al lavoro e non ad un incessante pellegrinaggio tra i vari centri per l’impiego»: un incipit diretto, com’è nello stile dell’arcivescovo di Taranto, che esplicita la volontà della Chiesa italiana di aggredire i problemi, come ci ha spiegato al termine della prima giornata di lavori.

Monsignor Santoro, sono quasi cinquant’anni che la Settimana Sociale non si occupa di lavoro. Non teme le dimensioni della sfida?

Ci siamo preparati. Abbiamo seguito lo stile sinodale di Firenze e sono state coinvolte le diocesi e molte istituzioni in una serie di eventi: dal Festival della Dottrina sociale a Verona al Convegno delle Chiese del Sud a Napoli, al Seminario nazionale della Pastorale sociale a Firenze, al Convegno delle Associazioni promosso da Rete in Opera a Roma… Questo cammino è stilizzato nel logo che riprende la creazione dell’uomo di Michelangelo nella Cappella Sistina: vogliamo dire innanzi tutto che il lavoro ha una sua grande dignità, perché partecipa all’opera creatrice di Dio, e ha sempre un volto, altro tema ripreso dal logo. La ragione che ci muove è la passione per il Popolo che drammaticamente ogni giorno ci interpella per la mancanza del lavoro, per la sua precarietà, ma anche per il suo valore decisivo nella vita. Ecco perché ripetiamo che la Settimana parte dai volti e non dalle statistiche, anche se numeri e teorie hanno la loro importanza.

Perché ha aperto i lavori puntando l’attenzione sul Mezzogiorno?

Perché al Sud il dramma è più evidente, come dimostra il caso dell’Ilva, e perché dal Sud dobbiamo impegnarci a cambiare modello di produzione, affinché non continui a devastare le persone, le case, il cielo, la terra, l’aria… Serve una rigenerazione umana, urbana ed ambientale attraverso un lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale, ma deve avvenire un cambiamento di paradigma nel nostro progetto di sviluppo globale, che parta dal rispetto della dignità della persona umana, dalla cura della casa comune e dalla costruzione della pace. Tenendo presente che non tutti i lavori si equivalgono, e mi riferisco al grave problema della produzione e vendita delle armi che riguarda anche situazioni qui presenti in Sardegna.

Esattamente, cos’è un lavoro degno dell’uomo?

Nell’Instrumentum laboris spieghiamo che il lavoro è degno quando rispetta la vita delle persone, l’ambiente, la legalità, i ritmi della vita, il tempo del lavoro, del non lavoro, il tempo della festa. Il lavoro è degno quando viene prima del risultato economico ed è legato alle ragioni più vere della vita; dal pane quotidiano, alla famiglia, alla solidarietà, alla felicità.

Concretamente, cosa potrete fare?

Sappiamo che non sarà questa Settimana a risolvere le vaste problematiche legate al lavoro, ma, come ci richiama papa Francesco, desideriamo 'iniziare processi'. Non abbiamo soluzioni prestabilite, né tantomeno ricette; con il comitato scientifico ed organizzatore abbiamo preparato il materiale per il lavoro e la partita si gioca qui, a Cagliari, con il contributo di tutti i presenti e seguendo il metodo sinodale, partecipativo e deliberativo, con il quale intendiamo coinvolgere le istituzioni, le scuole e le università, i sindacati, le parrocchie, i movimenti, le associazioni, per rispondere a quello che non è un problema dei cattolici, ma della gente. Perché il bisogno è ecumenico. Il racconto delle buone pratiche, della mostra, del docufilm, dei contributi dei relatori e di tutti i presenti ci permetteranno di formulare proposte per il parlamento e per il governo, per i mondi economici e politici.

Come sono partiti i lavori della Settimana?

Il messaggio del Santo Padre che ci chiama ad essere lievito sociale e l’indicazione del presidente della Cei sulla rotta da seguire hanno aperto un cantiere, in cui si respira un’atmosfera di grande collaborazione. Oggi è stato arato il terreno, è stato buttato il seme, e nei prossimi giorni vedremo i germogli.

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