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Santi e Defunti. Due feste che toccano la nostra umanità

Perché la Chiesa festeggia prima i santi e poi si rivolge ai morti?

di Cristiana Dobner 31/10/2017

Psicanalisi e psicologia ormai ci hanno addestrati, probabilmente però abbiamo bisogno di un otorinolaringoiatra …speciale: dovremmo liberare i nostri orecchi. L’interrogativo stringente di Nelly Sachs è ancor oggi più che valido.

Orecchio degli uomini
ostruito d’ortica
sapresti ascoltare?

L’orecchio dovrebbe passare da senso esteriore, quanto mai utile e prezioso, al senso interiore, all’orecchio della fede, utile e prezioso pure lui. Liberato dall’ostruzione forse supererebbe quella rimozione che caratterizza il nostro tempo odierno e che si chiama morte.
Francesco afferma “una realtà che la nostra civiltà moderna tende sempre più a cancellare. Così, quando la morte arriva, per chi ci sta vicino o per noi stessi, ci troviamo impreparati”.

Una volta all’anno sembriamo battere la testa contro un muro che ci impedisce di legare due feste che toccano la nostra umanità: Tutti i santi e tutti i morti. Pedagogicamente distinte ma che ci toccano con un solo colpo di mano.
Chi sono i santi se non i morti? E chi sono i morti se non i santi?
Tutti ormai presenti dinanzi al mistero del Volto di Dio, della vita della Trinità.
L’ortica impedisce di scoprire quell’alfabeto che costruisce il linguaggio della fede.
Morte significa separazione, lacerazione, ma Gesù ci insegna come accoglierla. Pure Lui si separò dall’amico Lazzaro e pianse. Eppure, era certo che Lazzaro sarebbe diventato un santo illuminato dalla Luce che irradia il Dio Uno e Trino.

Come uscire, posto che l’ortica ci consenta un varco, da questa sordità?
È innegabile che la morte, continua Francesco, “è presente nella creazione, essa è però uno sfregio che deturpa il disegno di amore di Dio, e il Salvatore vuole guarircene”. Dobbiamo però affrontare lo sfregio per poter transitare e giungere alla nostra trasfigurazione di santi.
Quale la strada? “A Marta che piange per la scomparsa del fratello Lazzaro – dice il Papa – Gesù oppone la luce di un dogma: ‘Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi tu questo?’ (Gv 11,25-26). È quello che Gesù ripete ad ognuno di noi, ogni volta che la morte viene a strappare il tessuto della vita e degli affetti. Tutta la nostra esistenza si gioca qui, tra il versante della fede e il precipizio della paura. ‘Io non sono la morte, io sono la risurrezione e la vita, credi tu questo?, credi tu questo?’”.


Chi crede in questa vita da Risorto ha dentro di sé il passaggio, ignoto eppure luminoso.
La Chiesa perché festeggia prima i santi e poi si rivolge ai morti? Perché quella Luce ormai raggiunta diventi in noi viva speranza e ci sappia condurre.
Francesco non indora la pillola, ma sa renderla autentico farmaco: “Siamo tutti piccoli e indifesi davanti al mistero della morte. Però, che grazia se in quel momento custodiamo nel cuore la fiammella della fede! Gesù ci prenderà per mano, come prese per mano la figlia di Giairo, e ripeterà ancora una volta: ‘Talità kum’, ‘Fanciulla, alzati!’ (Mc 5,41). Lo dirà a noi, a ciascuno di noi: ‘Rialzati, risorgi!’”.
Morti lo saremo tutti, prima o poi ma è la consapevolezza che ci qualificherà: la fede, ascolto di una parola che ci viene incontro e che sa scavare nelle ortiche rendendo il nostro udito libero.
Ad ognuno di noi sarà rivolto l’invito ricordato dal Papa: “Quando Gesù ci prenderà per mano e ci dirà, ‘vieni con me, alzati’, lì finirà la speranza e sarà la realtà della vita. Gesù prenderà ognuno di noi con la sua tenerezza, la sua mitezza, con tutto il suo cuore. Questa è la nostra speranza davanti alla morte”.

Tutti i nostri morti hanno udito questa parola, in una modalità a noi sconosciuta e impercettibile, per tutti loro la nostra preghiera diventa comunione, trapasso di certezza, condivisione piena perché si abbandonino e varchino la soglia: “Per chi crede – dice Francesco -, è una porta che si spalanca completamente; per chi dubita è uno spiraglio di luce che filtra da un uscio che non si è chiuso proprio del tutto. Ma per tutti noi sarà una grazia, quando questa luce ci illuminerà”. Luce di Tutti i Santi.

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