accedi | registrati | 22-11-2017

Oggi la nomina del magistrato alla guida della Procura Nazionale Antimafia, ma il pm torna sull'ultima operazione

Il procuratore Cafiero de Raho: siamo a Gomorra dal vero

di Toni Mira 08/11/2017

«È veramente un quadro incredibile. Un dominio totale su questo paese. Ancora una volta quello che emerge è il totale dominio della ’ndrangheta su qualunque iniziativa di loro interesse, che dia frutti economici».

È il quadro che emerge dall’inchiesta su Brancaleone secondo l’analisi di Federico Cafiero de Raho, procuratore di Reggio Calabria e in pole position per la guida dalla Procura nazionale antimafia (oggi è previsto il voto del plenum del Csm). Un’analisi durissima. «Significa aver perso totalmente la libertà – aggiunge il magistrato –. Anzi vuol dire non riconoscere nemmeno cosa è la libertà. È aver perso di vista totalmente quelli che sono i diritti di una persona». Ma a preoccupare è anche il fatto che «gran parte degli arrestati sono giovani, addirittura giovanissimi. Eppure si sentivano padroni assoluti di quel territorio e con arroganza imponevano il proprio dominio su tutti gli appalti e non solo. E avevano sempre campo libero. Anzi lo facevano con maggior protervia delle vecchie generazioni che avevano sempre preferito il basso profilo. Questi giovani usavano i social non solo per autocelebrarsi ma per mandare un messaggio chiaro: qui comandiamo solo noi». Un racconto che, spiega il procuratore, «sembra un film di Francesco Rosi e invece è realtà».

Procuratore, ci faccia qualche esempio.

Questi hanno la spudoratezza di presentarsi in giunta comunale e dire al sindaco, al vicesindaco e all’assessore: «Ma voi non avete capito che della rete fognaria e della rete idrica dobbiamo occuparci solo noi. Volete fare una brutta fine?». E uno di loro, rivolgendosi al sindaco lo minaccia: «Franco, stai attento su cosa stai facendo, perché tu mi conosci. A me non me ne frega niente e anche se arrivano i carabinieri e mi arrestano io sempre qua torno». E lo dice con una tracotanza e un’arroganza pazzesca.

E gli amministratori comunali non reagiscono...

L’operazione contro le cosche di Brancaleone conferma la scelta strategica della ’ndrangheta di condizionare e assoggettare ai propri fini le amministrazioni locali. E non solo solo i politici. Il responsabile dell’ufficio tecnico fa certificazioni e attestazioni false. Sa che lavorano altri al posto di quelli ai quali erano stati affidati i lavori, non rileva mai nessuna irregolarità.

Davvero un quadro sconfortante.

È un sintomo gravissimo che deve far riflettere tutti. Gli amministratori locali, per la delicatezza del loro ruolo, soprattutto nei confronti dei cittadini e dei loro reali bisogni, dovrebbero mantenere sempre la lealtà verso la loro comunità e verso lo Stato. Non vi è altra via, se non la buona e corretta amministrazione per il bene comune e per una vera libertà d’impresa.

E i cittadini?

Se tutti denunciassero, noi con un unico provvedimento potremmo arrestare tutta la ’ndrangheta.

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