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Chiuse le indagini dal pm reggino, Paola D'Ambrosio, che ha valutato la posizione di Gattuso

Don Costantino, l'aggressore è accusato di tentato omicidio

di Redazione Web 15/11/2017

Il sostituto procuratore di Reggio Calabria, Paola D'Ambrosio, ha chiuso le indagini nei confronti degli aggressori di don Giorgio Costantino, il parroco della chiesa del Divin Soccorso pestato a sangue alcuni mesi fa. Rispetto all'ordinanza di custodia cautelare eseguita dai Carabinieri alcuni giorni dopo l'aggressione, escono dalla vicenda alcuni giovani del "branco", ma restano le accuse gravissime: in particolare per Giacomo Gattuso, accusato di tentato omicidio nei confronti del sacerdote.

Una violenta aggressione perpetrata ai danni del parroco per futili motivi, probabilmente in seguito a un rimprovero del prelato.

L'attività di acquisizione delle immagini riprese dagli impianti di videosorveglianza presenti in zona consentivano ai Carabinieri di restringere il cerchio nei confronti di Gattuso, abituale frequentatore del luogo.

Nonostante le ferite riportate, sarà proprio don Giorgio Costantino a fornire ai Carabinieri importanti indicazioni sull'aggressione subita nella notte tra il 23 e il 24 maggio. Nel giro di pochissimi giorni, i militari della Compagnia di Reggio Calabria chiuderanno il cerchio su Gattuso e sui suoi amici, che lo avrebbero coperto. Rispetto all'ordinanza, comunque, la Procura di Reggio Calabria ha stralciato alcune posizioni, contestando solo ad alcuni dei giovani il reato di favoreggiamento, per aver mentito davanti ai militari dell'Arma che portavano avanti le indagini.

Secondo la ricostruzione effettuata dal pm Paola D'Ambrosio, don Giorgio Costantino, intorno a mezzanotte e mezza, avrebbe sentito dei rumori: sono i ragazzi che giocano a pallone e che entrano nel cortile adiacente alla chiesa del Divin Soccorso per recuperare la sfera. Don Costantino esce fuori e li riprende col proprio telefono cellulare. Uno dei giovani chiede spiegazioni al prete sul perché li stia filmando, il prete fa il gesto di tirare un colpo. Si avvicinano tutti gli altri e lo attorniano. A questo punto c'è uno scambio di battute con Gattuso, il parroco gli sferra un colpo e parte l'aggressione. Numerosi pugni e in un secondo momento, nonostante fosse trattenuto, anche calci alla testa da parte di Gattuso nei confronti del sacerdote che resta a terra tramortito. Poco prima, lo stesso Gattuso prende il cellulare del prete e lo distrugge, sbattendolo più volte a terra. Uno dei presenti invita ad andare via perché stava ammazzando il prete.

Anche in caserma, le intercettazioni ambientali confermano il coinvolgimento dei giovani nei fatti e la piena conoscenza dei nomi da parte di ciascuno, anche se davanti ai Carabinieri si innalza il classico muro di gomma. Sono tutti consapevoli della gravità di quanto accaduto, tanto da ipotizzare condanne pesanti nei loro riguardi. I giovani vengono sottoposti a interrogatorio nella notte e si confrontano prima e dopo le proprie audizioni: "Ti vedi proprio tu che lo bastunavi" dice uno degli amici a Gattuso. La dinamica, cristallizzata dalle telecamere di videosorveglianza, viene confermata da uno dei ragazzi presenti sul posto quella sera. Solo uno del gruppo, rompe il muro di omertà e fa i nomi degli altri, considerato che la bassa qualità delle videoriprese non era sufficiente per l'identificazione. Il giovane racconta l'accaduto, individuando in Gattuso l'autore dell'aggressione costata le gravi ferite a don Giorgio.

Il giovane Gattuso infierisce più volte sul parroco, anche quando questi è per terra e nonostante alcuni degli amici tentino di allontanarlo dal prete: "Lo state ammazzando" dice uno dei ragazzi e poi "vedi lo hai ammazzato". Sul punto il Gip Antonio Scortecci che nel maggio scorso ha emesso la misura cautelare nei confronti del giovane afferma che non vi è alcuna proporzione fra quel colpo – che lo stesso Gattuso afferma essere stato di lieve entità - e l'aggressione patita dal parroco e non vi è alcun tipo di legittima difesa, anzi la condotta di Gattuso integra perfettamente l'ipotesi di tentato omicidio, anche alla luce dell'età di don Giorgio Costantino, che ha più di 70 anni.

Tali evidenze, vengono incrociate con le dichiarazioni del prete, che, nel reparto di Rianimazione dove era ricoverato, racconta: "Sono sceso per chiudere il cancello. A quel punto i ragazzi hanno incominciato ad aggredirmi verbalmente, e poi a colpirmi con pugni e calci. Ho provato in ogni modo a difendermi ma senza riuscirci. Ricordo che avevo il telefonino in mano, uno di loro mi disse 'ha fatto la fotografia'. Pochi istanti dopo si sono avvicinati. Cercai di rimettere in tasca il telefonino, ma me lo hanno strappato di mano. Ricordo che presero il telefono e lo spaccarono per terra. Al mio indirizzo sono state rivolte numerose ingiurie. Ricordo di essere stato chiamato da un ragazzo 'magnaccio', a quel punto ho risposto 'magnaccio sarai tu', e lui mi ha aggredito sferrandomi pugni e calci. Qualcuno gli disse 'lo state ammazzando', anche quando ormai ero per terra ho sentito dire 'vedi lo hai ammazzato'".

Don Giorgio spiega che un gruppo di ragazzi che frequenta la piazza antistante la parrocchia disturbava abitualmente, utilizzando petardi e sporcando con bottiglie di birra e spumante, al punto che nel prossimo settembre le suore sarebbero andate via perché ritenute in pericolo, dopo aver subito il lancio di pietre contro le finestre dei loro appartamenti. Da tempo, don Giorgio Costantino avrebbe tentato di fronteggiare i comportamenti di disturbo dei giovani del Gebbione che frequentano il piazzale del Divin Soccorso: in un'occasione, su input del parroco, verrà anche sequestrato lo scooter di uno dei ragazzi del gruppo.

Alla fine sarà lo stesso Gattuso ad ammettere le proprie responsabilità, dichiarando però di essere stato insultato dal prete con parole come "pedofilo" e "magnaccia" e di non aver comunque colpito per uccidere.

Ora dovrà rispondere di tentato omicidio e con lui alcuni suoi amici, accusati di favoreggiamento.

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