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Il Mantello della Vita

Ieri la Giornata dei Poveri

di Antonino Pangallo 20/11/2017

Maimouna aveva solo 22 anni. Le acque del Mediterraneo l’hanno inghiottita. Ieri mattina sulla sua tomba nel cimitero di Armo, la numero 17, ho visto piangere la giovane donna che ha ricevuto tra le mani il suo bambino prima che l’amica scivolasse per sempre tra i flutti. Il piccolo si muoveva smarrito attorno alla tomba della madre. E accanto mani colme di tenerezza, volti di amici, diversi per razza, cultura, fede ma accomunati dalla misericordia.

Francesco ha bussato in questi giorni al centro di ascolto di una parrocchia. I suoi genitori sono morti da pochi mesi, consumati dal cancro. Vive con il fratello nella casa di famiglia ma ancora per poco. Non potrà pagare il mutuo. Francesco come tanti giovani sta sprofondando nelle acque infide della miseria. Attorno a lui c’è chi è pronto ad esprimere paternità e maternità. Due storie tra tante di donne e uomini, non numeri, che bussano alla porta e chiedono un amore non di parole ma di fatti; storie di un mondo giovanile inquieto perché fragile e spesso solo. I dati appena resi noti da Caritas Italiana mostrano come il mondo giovanile sia oggi particolarmente vulnerabile e a rischio povertà.

La giornata dei poveri voluta da papa Francesco è una grazia. Nel messaggio si legge: «”Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità”. Queste parole dell’apostolo Giovanni esprimono un imperativo da cui nessun cristiano può prescindere. L’amore non ammette alibi: chi intende amare come Gesù ha amato, deve fare proprio il suo esempio; soprattutto quando si è chiamati ad amare i poveri». Quanti volti cercano una spalla su cui poggiarsi, quante lacrime cercano una veronica pronta ad asciugarle! Oggi abbiamo la grazia di vivere un tempo nel quale possiamo divenire consolatori, mantelli protettivi.

Quando si trattava di scegliere un segno da regalare ai nostri amici di strada per questa bella domenica dei poveri, alcuni volontari hanno scelto un piccolo mantello arrotolabile di pile. Si. C’è bisogno di ricoprire e di avvolgere di calore umano chi paga il prezzo della logica dello scarto. Come avvenne per San Martino, il nostro mantello va condiviso con il mondo infreddolito dalla miseria e dalla solitudine. «Siamo chiamati, pertanto, a tendere la mano ai poveri, a incontrarli, guardarli negli occhi, abbracciarli, per far sentire loro il calore dell’amore che spezza il cerchio della solitudine. La loro mano tesa verso di noi è anche un invito ad uscire dalle nostre certezze e comodità, e a riconoscere il valore che la povertà in sé stessa costituisce».

Mentre cerchiamo di gettare ponti con le istituzioni pubbliche, al fine di costruire un welfare sussidiario, dando attuazione alla dottrina sociale della chiesa, continuiamo a guardare ai poveri non come ad un problema come una visita, la visita di Dio. È in questo cammino siamo chiamati a tendere sempre la mano. Papa Francesco ci ricorda: «Benedette, pertanto, le mani che si aprono ad accogliere i poveri e a soccorrerli: sono mani che portano speranza. Benedette le mani che superano ogni barriera di cultura, di religione e di nazionalità versando olio di consolazione sulle piaghe dell’umanità. Benedette le mani che si aprono senza chiedere nulla in cambio, senza “se”, senza “però” e senza “forse”: sono mani che fanno scendere sui fratelli la benedizione di Dio». Ad Armo stringo tra le mani un po’ di terra presa dalla tomba di Maimouna, monito a continuare sulla strada della carità, sempre, anche quando la morte sembra prevalere. L’amore è più forte della morte.

* direttore Caritas diocesana Reggio Calabria-Bova

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