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Un uomo di 52 anni è stato tratto in arresto a Gizzeria, nel lametino: le accuse sono di maltrattamenti in famiglia

Donna e bambini segregati in casa per 10 anni: arrestato un uomo

di Redazione Web 22/11/2017

Un uomo di 52 anni è stato tratto in arresto a Gizzeria, nel lametino: le accuse sono di maltrattamenti in famiglia, riduzione in schiavitù e violenza sessuale pluriaggravata. Secondo l’accusa il 50enne avrebbe usato violenza nei confronti della convivente di nazionalità romena (classe ’88) e alla presenza dei figli minori di anni 9 e 3. L’uomo all’inizio è stato fermato in auto e le condizioni fatiscenti dei veicolo ha insospettito i militari che sono andati a casa. Lì hanno scoperto che lui e la famiglia viveva in una piccola baracca fatiscente, priva di illuminazione e di servizi, nelle campagne di Gizzeria. Ambiente angusto, insalubre, infestato da topi e insetti, con servizi igienici ricavati nei secchi della spazzatura e letti in cartone.

Il Garante Marziale: Indagare sulle negligenze che hanno consentito questo dramma.

“La brutta storia portata alla luce dai carabinieri a Gizzeria Lido deve farci riflettere molto sull’importanza della società, intesa come vicini di casa, conoscenti e persone di riferimento, che pur sapendo tacciono lasciando bambini piccolissimi alla mercé del degrado e delle violenze”. E’quanto dichiara il sociologo Antonio Marziale, Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria, in riferimento all’arresto di un 52enne imputato di maltrattamenti in famiglia, riduzione in schiavitù e violenza sessuale pluriaggravata nei confronti della giovane moglie, al cospetto di due bambini di 9 e 3 anni costretti a vivere in una baracca priva di servizi igienici, illuminazione, infestata da topi e insetti e a dormire su letti di cartone.

“Sapevano i servizi sociali del comune di questa situazione?Sapevano i vicini e i conoscenti di questa situazione? Sapeva la scuola di questa situazione? Se si, cosa hanno fatto? Come mai l’arresto e' scaturito da un controllo a carico dell'indagato il cui atteggiamento, valutato anche in ragione delle condizioni fatiscenti del veicolo a bordo del quale viaggiava con il figlio di 9 anni, ha insospettito gli inquirenti? E se i militi non si fossero insospettiti?”

Interrogativi che hanno spinto il Garante a dirsi “indignato al limite della furia, perché non si può fare leva soltanto sull’intuizione degli inquirenti, e la società non può andare a dormire tranquilla la notte quando sa e non interviene. Indifferenza, sottovalutazione, superficialità e omertà sono alla base delle violenze sui piccolini e se lo Stato fosse veramente conseguente dovrebbe valutare la posizione di quanti avrebbero dovuto fare qualcosa e non hanno fatto nulla”.

Il Garante annuncia, infine. “di avere aperto una procedura, destinata agli inquirenti, e soprattutto alla magistratura, per valutare la posizione di eventuali negligenze e negligenti. Chi sa e tace è complice. Se chi tace ha doveri istituzionali, oltre che civici, è complice e ha il dovere di risponderne alla giustizia e, magari, di cambiare mestiere”.



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