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Gravi infiltrazioni in quattro province

Sciolti per ’ndrangheta cinque Comuni calabresi

di Redazione Web 23/11/2017

«Tutti sappiamo che il Comune sarà sciolto ma, al momento, non ne conosciamo le motivazioni». Due giorni fa il sindaco di Lamezia Terme, Paolo Mascaro, aveva riassunto ai giornalisti l’esito di un incontro con il prefetto. È andata come avrebbe immaginato chiunque avesse avuto modo di ficcare il naso nei palazzi che contano. Il capoluogo è stato sciolto per mafia insieme ad altri quattro municipi, tutti in Calabria.

Una 'ecatombe' che conferma la pesante influenza che la ’ndrangheta esercita in molti Comuni per condizionarne l’attività ed accaparrarsi appalti e commesse. La proposta del ministro del’Interno Marco Minniti é stata avanzata sulla base delle relazioni redatte dalle Commissioni d’accesso nominate dai Prefetti delle quattro province in cui ricadono i Comuni sciolti, Catanzaro (Lamezia e Petronà), Cosenza (Cassano allo Jonio), Crotone (Isola Capo Rizzuto) e Reggio Calabria (Marina di Gioiosa Jonica). Il lavoro delle Commissioni si era concluso nelle settimane scorse con la proposta di scioglimento rivolta ai Prefetti, che l’avevano poi trasmessa al Ministro dell’Interno.

Il Comune più importante tra quelli sciolti é quello di Lamezia Terme, che con i suoi oltre 70 mila abitanti e un aeroporto internazionale, é la terza città per popolazione della Calabria dopo Reggio e Catanzaro. Per Lamezia, tra l’altro, é il terzo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose dopo quelli del 1991 e del 2002. L’accesso antimafia nel Comune di Lamezia che ha portato allo scioglimento deciso stasera era stato disposto dal prefetto di Catanzaro, Luisa Latella, su delega del Ministro dell’Interno il 9 giugno scorso. La decisione seguì solo di pochi giorni un’operazione contro la ’ndrangheta, denominata 'Crisalide', condotta dai carabinieri e coordinata dalla Dda di Catanzaro contro la cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri, che portò a decine di arresti. Nell’inchiesta vennero indagati in stato di libertà, tra gli altri, il vicepresidente del Consiglio comunale, Giuseppe Paladino, poi dimessosi dalla carica, e Pasqualino Ruberto. Quest’ultimo, che fu candidato a sindaco in occasione delle amministrative del 2015, era stato sospeso dalla carica di consigliere comunale dal Prefetto di Catanzaro dopo essere stato arrestato nel febbraio scorso in un’altra operazione della Dda , denominata 'Robin Hood', riguardante il presunto utilizzo illecito dei fondi comunitari destinati alle famiglie bisognose. Fondi che, in realtà, sarebbero stati utilizzati, secondo l’accusa, per altri scopi, anche col contributo di presunti affiliati a cosche di ’ndrangheta lametine.

La Giunta comunale che é decaduta in seguito allo scioglimento deciso era guidata da Paolo Mascaro, alla guida di una coalizione di centrodestra. Anche per il Comune di Isola Capo Rizzuto lo scioglimento per infiltrazioni mafiose non rappresenta un fatto nuovo. Un analogo provvedimento, infatti, era stato adottato nel 2003. A Cassano allo Jonio, appena lunedì scorso, era stata consegnata al sindaco, Gianni Papasso, del centrosinistra, una villa confiscata nel 2010 ad un presunto boss della ’ndrangheta, Vincenzo Forastefano.

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