accedi | registrati | 14-8-2018

Lo stile della «Colletta», accanto per scelta

Vivere in prima persona questa esperienza può essere utile per comprenderne il vero significato

di Andrea Giussani * 24/11/2017

Papa Francesco ha indetto la Giornata Mondiale dei Poveri (19 novembre) per richiamare i cristiani a mettere al centro della vita Gesù, Lui che ama i poveri e povero Lui stesso. Egli sottolinea che amare come Gesù significa aderire al Suo esempio e quindi amare i poveri. Ma la sfida è ancora più grande: «Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità. Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: “Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi”, ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta» Poi, con la nettezza a cui Papa Francesco ci ha abituati, aggiunge che «non pensiamo ai poveri come destinatari di una buona pratica di volontariato da fare una volta alla settimana. Queste esperienze dovrebbero dare luogo ad una condivisione che diventi stile di vita». Forse questa è una proposta eccessiva o impossibile? Si può cominciare da un comportamento semplice e preciso: donare qualche cosa di proprio, non ciò di cui non ho più bisogno ma qualche cosa di veramente mio, anche una cosa piccola, ma importante per la mia vita: un po’ di tempo, per esempio, una fatica dedicata gratuitamente ad un altro, una capacità personale, uno spazio della mia vita personale e familiare. «La povertà, così intesa, è il metro che permette di valutare l’uso corretto dei beni materiali e anche di vivere in modo non egoistico e possessivo i legami e gli affetti ». La proposta della Giornata Nazionale della Colletta Alimentare si colloca in questa linea: riscoprire la dimensione del “dono” rendendola accessibile a tutti, senza nessuna esclusione. Che cosa c’è di più semplice che acquistare alimenti per la mia famiglia e per me stesso, un gesto abituale e quotidiano e fare lo stesso, almeno una volta, per una famiglia che questa spesa non può fare. È come entrare in rapporto con questa famiglia, entrando in casa sua, quasi mangiando insieme. Questo può essere un inizio: il gesto proposto dai volontari del Banco Alimentare, donare una spesa in più, forse accompagnerà ognuno, rimanendo presente negli occhi e nel cuore per tutto l’anno, così da pensare ad altri gesti di solidarietà e di bene da compiere insieme ad altri amici. Il Papa ricorda sempre che i poveri non sono un fatto sociale, una statistica ma volti, corpi, pensieri e persone di cui dobbiamo rispettare e sostenere la dignità. Così, donando alimenti, con la Colletta Alimentare, noi non doneremo un bene, un cibo ma la possibilità che queste persone riacquistino la voglia di riprendere la strada, riscoprano una dignità e una energia. Per questo la proposta della Colletta prosegue oltre il 25 novembre, sollecitando la curiosità per il lavoro paziente e instancabile del Banco Alimentare e delle Strutture Caritative che distribuiscono cibo, preparano pasti, pacchi famiglia che entrano nelle case dalle famiglie più povere, instaurando un rapporto, un sostegno, una amicizia. Tutte realtà, persone, amici che vale la pena re–incontrare. Nel nostro operare verifichiamo ogni giorno che siamo tutti affamati di senso della vita, sia chi ha la pancia piena sia coloro che non hanno cibo a sufficienza, ma spesso siamo sopraffatti dalle contingenze, dall’abitudine e non ci accorgiamo del nostro vicino. Forse una “scossa” ci può rianimare e cominciare a suggerire risposte alle nostre domande esistenziali. Proviamo a fare i volontari della Colletta o semplicemente incontrarli il 25 novembre e scoprire che qualche cosa possiamo fare anche noi e così riaccendere una speranza per un altro e per noi stessi.

* presidente Fondazione Banco Alimentare

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