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L’arcivescovo di Monreale, Michele Pennisi, presiede la Commissione storica per la beatificazione

Don Sturzo, altro passo verso gli altari

di Michele Pennisi * 25/11/2017

In occasione della chiusura della fase diocesana del processo per la beatificazione del servo di Dio don Luigi Sturzo qualcuno potrebbe chiedersi come è possibile proporre per gli onori degli altari un prete che si è occupato di politica, ritenuta se non proprio una cosa sporca, certamente una realtà non priva di ambiguità e di compromessi, dimenticando che la politica, per il prete di Caltagirone come per il magistero pontificio, è concepita come un forma alta ed esigente di carità. Il paradosso di don Luigi Sturzo è quello di essere un sacerdote apostolo della carità nella politica. Egli ha avuto una concezione profondamente morale della vita politica, ha vissuto una spiritualità incarnata nel contesto sociale del suo tempo e ha esercitato la sua carità pastorale attraverso un impegno culturale, sociale e politico d’ampio respiro. Facendo un bilancio della sua vita scrisse: «A guardare un passato che non torna, posso ben dire di aver servito con rettitudine ed ardore una causa non indegna di un sacerdote cattolico, quando all’amore e al servizio per la patria ho unito quell’ideale cristiano ed umano della pace, della elevazione dei lavoratori nella collaborazione fra le classi, delle libertà politiche quali garanzie di bene e di progresso, della ricerca della verità negli studi storici e sociologici, della difesa dei diritti della persona umana di fronte ad uno statalismo che invade anche il campo sacro della coscienza e della religione».

Il cardinale Angelo Amato ha detto: «Senza voler in alcun modo anticipare il giudizio ufficiale della Chiesa, devo però confessare che la lettura della vita e degli scritti di Sturzo ha costituito per me una piacevole sorpresa, facendomi scoprire uno straordinario ministro di Dio, che ha coniugato Vangelo e politica, traducendo il suo ministero sacerdotale in carità politica. È un vero peccato che don Sturzo resti ancora poco conosciuto in Italia, quasi confinato in una sorta di secondo esilio ». Don Luigi Sturzo, concepì la santità come una risposta all’amore di Dio che tende ad abbracciare tutta l’esistenza. La carità, intesa come virtù teologale per la quale amiamo Dio sopra ogni cosa e il nostro prossimo come noi stessi per amore di Dio, costituisce il principio unificante dell’attività pastorale in campo sociale di don Sturzo, che sentì come una sua missione quella di introdurre la carità nella vita pubblica nella convinzione che essa deve essere l’anima della riforma della moderna società democratica nelle quale le persone sono chiamate a partecipare responsabilmente alla vita sociale per realizzare il bene comune. La carità cristiana, non può essere dissociata dalla ricerca della virtù cardinale della giustizia la quale è determinata dall’amore verso prossimo, che a sua volta è generato dall’amore verso Dio. Da queste premesse Sturzo concepirà la politica come dovere morale e atto d’amore. Don Sturzo preferisce parlare di «amore» piuttosto che di «carità» o associa il termine «carità» con quello di «amore» per evitare la riduzione della carità alla beneficenza secondo un’accezione ancora oggi comune. Egli quindi non solo non dissocia la carità dalla giustizia ma collega queste due virtù. La «carità politica», che don Luigi Sturzo non solo ha teorizzato ma ha praticato in tutta la sue esistenza sacerdotale, si rivela di grande attualità, in un momento in cui assistiamo a un assenteismo nel partecipare alle elezioni e a un disinteresse e a un disamore nei confronti della partecipazione politica da parte soprattutto delle giovani generazioni, a un diffuso sentimento antipolitico e a una crisi dello spirito di solidarietà fra individui, classi e nazioni. Il prendere sul serio il nucleo fondamentale del pensiero di don Luigi Sturzo come di altri esponenti del cattolicesimo sociale avrebbe forse evitato rigurgiti integralistici, illusorie fughe secolariste, ubriacature politiche, spiritualismi non si sa fino a che punto ingenui nel demonizzare la politica. L’importanza del contributo di Sturzo al problema del rapporto fra carità cristiana e impegno politico non sta tanto nel fatto che egli abbia trovato delle formule magiche adatte a ogni situazione e a ogni ambiente e capaci di dipanare come d’incanto tutta una serie di questioni complesse, ma nell’aver indicato con la sua vita e con i suoi scritti una serie di orientamenti, che rimandano a un impegno creativo e responsabile per realizzare una prassi politica animata dalla fede, vissuta come esigenza intrinseca dell’amore cristiano, in spirito di servizio e di dialogo con gli uomini del nostro tempo.

Con la sua riflessione sui rapporti fra amore e giustizia in rapporto all’impegno socio-politico don Sturzo mostra una concezione profondamente morale della vita politica e sociale ispirata ai valori cristiani e anticipa in questo campo le conclusioni del magistero ecclesiastico e alcune riflessioni teologiche attuali.

* arcivescovo di Monreale e presidente della Commissione storica per la beatificazione di don Luigi Sturzo

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