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I feedback degli allievi del Raffaele Piria di Reggio Calabria che hanno partecipato all'iniziativa solidale

Gli studenti in pettorina gialla: «Esperienza unica»

di Redazione Web 29/11/2017

Anche gli studenti del “Raffaele Piria”, grazie ad un progetto del Centro Servizio al Volontariato di Reggio Calabria, hanno partecipato alla Colletta Alimentare 2017. «Quando volete noi ci siamo – ha commentato Domenico tra i volontari in pettorina gialla – veramente una bella esperienza». Della stessa esperienza Greta che la definisce «costruttiva, gratificante e significante perché ho provato le sensazioni di poter aiutare il prossimo con i fatti e non con le parole». Rispetto al proprio stato d’animo sono intervenute anche Alessia e Laura che hanno spiegato come «personalmente, crediamo sia stata una bella esperienza, soprattutto a livello personale, perché aiuta appunto a sapersi rapportare con le persone in modo gentile, nonostante alcuni rifiuti. Da rifare». Per Paolo, studente sempre del “Piria”, non era una prima volta: «Porta sempre gioia, sapere di aver lavorato per persone più bisognose è sempre gratificante e ti fa sentire più sereno con te stesso; credo che con queste attività– dice il ragazzo reggino – si fa del bene a tutti, non solo ai bisognosi ma a noi e anche alle persone che aderiscono chi più e chi meno». Un esordio invece è stato per Maria: «Mi è piaciuta tantissimo. Sapere che fai del bene agli altri fa sentire bene anche te stesso e credo che tutti, almeno una volta, dovrebbero farlo». Le ultime risonanze sono di Antonio e Alessia. Quasi diciottenni, i due, spiegano cosa sia stata per loro la Colletta Alimentare. «Un’esperienza molto costruttiva, – dice Antonio – che nel suo piccolo mi ha fatto apprezzare ancora di più i valori del volontariato. Ho potuto vivere da protagonista la vita che molte persone fanno ogni giorno. Probabilmente rifarò volontariato un giorno, con mezza giornata di impegno posso aiutare molte persone». Sulle stesse “corde” anche il feedback di Alessia: «Un’occasione per smentire il fatto che “in questa città va tutto male e ognuno pensa solo a se stesso”. Se queste iniziative ci sono e si ripetono negli anni con costanza vuol dire che anche qui c’è del buono e c’è chi pensa all’altro. Se da un lato una signora convince la sua amica a non partecipare alla Colletta perché la raccolta serve ad aiutare “gli stranieri che hanno più di noi”, dall’altro una mano mi porge una busta piena perché ne ha già avuto bisogno e adesso che può, non se ne dimentica».

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