accedi | registrati | 16-12-2017

L’indagine sulla vivibilità de «Il Sole24Ore» è impietosa: ultimo posto nelle politiche sociali

Reggio Calabria non è una città per fasce deboli

di Federico Minniti 04/12/2017

Qualità della vita, Reggio Calabria ancora nei bassifondi della classifica del Paese. Non sorride, neanche per il 2016, l’indagine de IlSole24ore che annualmente parametra i livelli di vivibilità delle città italiane.

Certamente va sottolineato che l’intera area siculo–calabrese non gode di un momento storico favorevole, al contrario dell’Italia alpina che vede trionfare le proprie location come – nel podio – Belluno, Aosta e Sondrio. Un Paese a doppia velocità, quindi, con tutto il Mezzogiorno ad arrancare (fanno peggio di Reggio Calabria solo Taranto e Caserta).

Ma quali sono gli indicatori che «condannano» annualmente la Città dello Stretto? Lavoro, welfare e cultura: queste le tre categorie in cui Reggio Calabria annaspa. Ma andiamo con ordine: il Pil pro– capite dei reggine è di poco oltre quindicimila euro, nettamente inferiore a quelli dei settentrionali (91esimo posto). A sorreggere la fragile economia domestica sono le case di proprietà (come indica il parametro dei canoni di locazione mensile) e le pensioni di anzianità di tanti genitori che aiutano i figli (a riprova si può valutare il bassissimo impatto delle spese per i beni durevoli e l’undicesimo posto rispetto all’assenza dei protesti bancari).

Rispetto al lavoro, unica nota po- sitiva sono le start–up innovative (59esimo posto), mentre sono molto negative le risultanze dell’indagine in ambito lavorativo dove Reggio Calabria è all’interno delle dieci città col più alto tasso di disoccupati.

Ma i dati peggiori arrivano dal Welfare: ottavo posto, in negativo, per l’emigrazione sanitaria; ultimo posto assoluto per le spese sociali pro–capite dei Comuni per minori/anziani/poveri e per la copertura della Banda larga di internet. Un settore, quello dei servizi, che rivela come la scarsa qualità della vita sia ancora più nefasta per le fasce deboli della popolazione.

Accanto a lavoro e welfare, altro tasto dolente è quello relativo alla cultura, al tempo libero e alla partecipazione. Leggendo i parametri si può notare come cala notevolmente il tasso di sportività del territorio al pari degli ingressi agli spettacoli teatrali o cinematrografici. Malissimo il trend delle spese di turisti stranieri in città. Regge, ancora, l’associazionismo. Piccoli segnali di ripresa arrivano dal comparto giustizie e sicurezza pubblica: se, da un lato, sono in aumento percentuale gli scippi e i borseggi, dall’altro, diminuiscono i furti in appartamento. Ma più in generale si registra una maggiore fiducia verso le Istituzioni in caso di controversie.

Unico settore «in positivo» che vede Reggio Calabria tra le prime cinquanta città di Italia è quello demografico che comprende la famiglia e l’integrazione. C’è un sostanziale pareggio tra natalità e invecchiamento nel territorio metropolitano e questo è un dato in controtendenza rispetto al resto della nazione. Bene l’impatto dell’università con un lusinghiero settimo posto rispetto alla professionalizzazione accademica dei giovani reggini; cresce – infine – il numero di cittadini stranieri che acquisiscono la cittadinanza italiana e che sono residenti a Reggio Calabria.

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