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Una donna calabrese guadagna quasi poco più di 11mila euro lordi all’anno, una professionista in Trentino Alto Adige ne guadagna oltre 35mila

Libera professione: in Calabria è difficile, specie per le donne

Nella regione dei bronzi i liberi professionisti dichiarano in media il 60% di quelli del trentino

di Redazione Web 13/12/2017

La crisi ha inciso pesantemente sul sistema professionale italiano che ha subito in 5 anni un decremento pari all’11%, registrando un -0,60% nel 2016. Il calo è decisamente maggiore, 18,3%, se consideriamo il potere d’acquisto. Cresce invece dei professionisti dipendenti, +8%. Questi i dati che emergono dal rapporto Adepp afferente i dati del 2016.

I liberi professionisti under 40 guadagnano in media un terzo dei loro colleghi over 50. Un professionista a 30 anni guadagna in media 12mila euro lordi all’anno e se è donna il 9% in meno del collega maschio. Un gap di genere non solo persiste con l’innalzamento dell’età ma aumenta.

Una donna tra i 40 e i 50 anni guadagna il 27% in meno del collega, percentuale che aumenta nella fascia over 70 toccando punte del 38%. Le differenze di reddito riguardano anche la provenienza geografica. I professionisti del Sud guadagnano in media il 40% in meno dei professionisti del Nord. Il caso emblematico è quello della Calabria, dove i professionisti dichiarano un reddito del 60% inferiore a quello dei colleghi del Trentino Alto Adige. Una donna in Calabria guadagna quasi poco più di 11mila euro lordi all’anno, una professionista in Trentino Alto Adige ne guadagna oltre 35mila. 

Nel 2016, gli Enti previdenziali hanno raccolto oltre 9,7 miliardi di euro (totalizzando un incremento percentuale pari al 7,18%) e pagato 6 miliardi di euro di prestazioni (+1,63%). Negli ultimi 12 anni le entrate contributive sono aumentate di oltre l’80% e le prestazioni erogate del 68%. Se il patrimonio delle Casse di previdenza private è passato dai 65,6 miliardi di euro del 2013 agli 80 miliardi nel 2016, anche le tasse pagate dal sistema Adepp registrano un segno + superando i 540 milioni di euro. Di questi ben 365 milioni sono tassazione sulle rendite finanziarie.

Da sottolineare che con la Finanziaria 2015 l’aliquota relativa alle rendite finanziarie è passata dal 20 al 26%, azione che non solo ha inciso pesantemente sulle casse ma le ha paragonate alla stregua di un qualunque fondo speculativo e non riconoscendone le finalità specifiche e cioè il pagamento delle pensioni obbligatorie dei propri iscritti. Anche la spesa complessiva per il welfare supera i 500milioni di euro. Aumentano le indennità di maternità e le polizze sanitarie Ltc.  

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