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Il sacerdote fondatore delle comunità Progetto Sud di Lamezia Terme ha promosso un laboratorio formativo sul tema

Don Giacomo Panizza: «Togliere la sanità dalle mani dei politici»

di Redazione Web 19/12/2017

“Stato di salute” è il titolo dell’ultimo laboratorio formativo della Progetto Sud, svolto il 15 e 16 dicembre con gli operatori dei servizi sociosanitari e culturali della comunità di Lamezia fondata da don Giacomo Panizza. «Ci siamo chiesti: “Dove porteremo la sanità calabrese?” (e non “dove andrà la sanità calabrese?”), perché è deleterio – si legge in una nota – lasciarla ancora nelle mani di soli rappresentanti politici. Costoro l’hanno portata al commissariamento, non gli ammalati, costringendone troppi a migrare e provocando il fuggi fuggi di operatori socio sanitari che avrebbero piuttosto potuto lavorare in Calabria».
Per creare salute vera, dunque, le istituzioni «dovrebbero impegnarsi maggiormente a corrispondere ai bisogni veri di singoli, famiglie e gruppi i quali, a loro volta, dovrebbero partecipare di diritto e di fatto alla costruzione di quel bene comune» che è la salute pubblica. «Solo compartecipando – sostengono gli operatori della onlus lametina – potremo spuntarla, ammalarsi di meno e curarsi meglio in una regione ancora inadeguata a fornire salute alla popolazione. Sì, perché la regione diverrà inferma se le sue istituzioni pensano di poter continuare a fare da sole e a ostacolare la partecipazione dei cittadini al funzionamento corretto dei servizi di prevenzione, cura e riabilitazione».
Alla relazione “Per restare e crescere in salute” del presidente don Giacomo Panizza è seguito l´intervento di Antonio Bevacqua, segretario generale della Fp Cisl Calabria su “I punti forti e le debolezze del comparto della sanità in Calabria”. Undici gruppi di studio hanno analizzato l’argomento da diversi punti di vista, e col sociologo Massimo Campedelli sono satte affrontate anche “Le indefinite dimensioni della salute” in una regione in cui il comparto sanitario rimane farraginoso rispetto agli smisurati bisogni esistenti.
I servizi gestiti dalla Progetto Sud promuovono salute quando si prendono cura delle persone con disabilità, con dipendenza da droghe, alcol o azzardopatie. Tutelano la salute quando prevengono malattie sia alle donne costrette in strada a prostituirsi che ai “clienti” e ai loro familiari. Fanno salute quando coinvolgono le comunità locali ad accogliere gli stranieri o gli italiani esclusi dalla vita sociale. Producono salute quando sui mass media e i social diffondono informazioni utili al benessere delle famiglie. «Ci sarebbe ancor più salute – si legge ancora nella nota – se ci fossero scambi più cooperativi tra le Istituzioni e i servizi pubblici e privati. La salute, infatti, non viene veicolata solo dall´ospedale ma anche da varie realtà territoriali appropriate, come il lavoro, la scuola, lo sport, le opportunità di benessere attraverso agenzie e servizi validi. Purtroppo, stiamo arretrando verso un sistema di delega e paternalistico piuttosto che avanzare verso uno democratico e partecipato. Diventa necessario liberare il comparto della sanità calabrese da questioni afferenti al mero potere. Il salto vero sarà quello capace di offrire risposte di salute alla popolazione; di mettere in campo professioni sociali, sanitarie e educative a regime con gli standard nazionali dei livelli essenziali di assistenza; di impiegare i nostri giovani titolati che impoverirebbero la Calabria semplicemente andandosene altrove. La salute può tanto aiutare la libertà – è la conclusione – e la libertà aiutare la salute. Nessuno le regala, vanno prese».

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