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La storia di Pasquale e Francesca, sposi da solo tre mesi, che raccontano la scelta di convolare a nozze

Giovani coppie. Un percorso tra fatiche e gioie

di Redazione Web 21/12/2017

Ci piace l’immagine di Maria e Giuseppe che il nostro Vescovo, con la sua singolare capacità di declinare le pagine del Vangelo, ha consegnato alla città. Ci piace che dopo quel primo, comprensibile, momento di “smarrimento” davanti ad una oggettiva difficoltà, sia subito seguito dalla capacità di cercare insieme una soluzione. Noi siamo Pasquale e Francesca, la nostra è una storia normale, come quella di tanti nostri amici che hanno compiuto lo stesso nostro percorso; ci siamo conosciuti nella famiglia dell’Azione Cattolica e abbiamo condiviso l’esperienza del servizio educativo.

Sappiamo che tre mesi di matrimonio e quattro anni di fidanzamento non sono tanti, però sono abbastanza per sperimentare l’entusiasmo e il fallimento, lo slancio del progetto e l’affiorare delle difficoltà. Insieme abbiamo pensato la nostra vita matrimoniale come affidamento a un Altro e scommessa sull’altro; cammino, quest’ultimo, più umano fatto di gioie e anche fatiche, caratterizzato da tre sentieri: il sentiero della gratuità, il sentiero dell’accoglienza e il sentiero della gratitudine. A nulla serve un rapporto di amore se non è costruito sulla gratuità. Amare significa dare senza fare calcoli, spendersi perché l’altro si realizzi pienamente. E poi c’è quel secondo faticoso passo, quello dell’accoglienza. Accogliere prima di tutto la vita dell’altro, rimodulare i propri tempi, le proprie abitudini, i propri spazi. Non si tratta solo di unire due libertà, quanto piuttosto di essere in comunione. Quando sperimenti la gioia della comunione, non puoi non sentire il bisogno di rendere la tua vita, la tua casa, la tua famiglia, un luogo con le porte spalancate per far partecipare gli altri della bellezza di questa comunione.

Icona della nostra nuova famiglia è Maria che si alza “in fretta” e si mette in viaggio per rispondere al bisogno di Elisabetta. Una fretta, una sollecitudine che si trasforma in preghiera grata: ecco il nostro terzo piccolo passo, la gratitudine. Ci si ama anche quando si sa dire “grazie” per i doni ricevuti, per il tempo donato, perché Qualcuno ci ha messo insieme contro ogni pronostico, nonostante le incertezze sul futuro. Accompagna la nostra vita insieme, non un ingenuo ottimismo, ma la consapevolezza che se hai fede e ti impegni, puoi scegliere un “per sempre” anche in tempi di instabilità economica. Un proverbio dice che si può vivere senza sapere perché, ma non si può vivere senza sapere per chi. Il nostro “Chi” è sicuramente Gesù. Il nostro “chi” sono anche le persone che ci ha messo accanto, la nostra comunità, la nostra terra. Se hai chiaro il “Chi”, arriva anche il “Perché”, e scopri che hai deciso di stare insieme perché ne vale la pena, perché puoi cadere, rialzarti e ricominciare.

Francesca e Pasquale Cuzzola

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