accedi | registrati | 23-4-2018

I vescovi: «Scambiarsi gli auguri non sia solo abitudine»

di Raffaele Iaria 23/12/2017

Non perdere il significato del Natale. Questo l’invito che i vescovi calabresi rivolgono ai fedeli: «Spesso festeggiamo il Natale e dimentichiamo che Gesù è con noi sempre; anche – scrive l’arcivescovo di Cosenza–Bisignano, monsignor Francesco Nolè – nei momenti in cui lo sentiamo lontano; tante volte siamo noi che ci siamo allontanati». Per l’arcivescovo cosentino fare un “Natale vero” significa «accorgerci della sua presenza». Scrive a chi è impegnato nelle istituzioni politiche il vescovo di Cassano allo Ionio, monsignor Francesco Savino sottolineando che il Natale «rischia, anche quest’anno, di essere sprecato o frainteso se dimentichiamo che “lo sposo arriva di notte”, quando “l’olio delle lampade” può essere esaurito e il sonno ha il sopravvento sui nostri cuori infiacchiti. Gesù–Bambino viene, infatti, a noi che ci sentiamo stanchi e inadeguati e riempie di senso la vita personale e comunitaria». Incontrandoli il presule sottolinea il rammarico per le tante cose non realizzate: «Le ferite economiche, sociali ed esistenziali si aprono o si acutizzano in prossimità del Natale quando sembrano amplificarsi tutti i bisogni insoddisfatti di felicità e di amore mentre il cuore di molti si apre all’attesa e alla speranza di un, sia pur minimo, alleviamento di disagi economici e sofferenze avvilenti». Per monsignor Savino «la politica trova il suo senso e il suo significato e diventa credibile se, partendo dalle “periferie umane”, mette al primo posto la promozione della giustizia e dell’uguaglianza rispetto alle stridenti ed evidenti disuguaglianze». Oggi, per l’arcivescovo di Rossano– Cariati, monsignor Giuseppe Satriano, viviamo in un tempo che, «più che essere caratterizzato da cambiamenti, è un vero cambiamento d’epoca: siamo interpellati a guardare la storia in modo nuovo». Anche monsignor Satriano ritorna sui problemi del territorio che «vive il dramma della crescita della povertà a vari livelli. Il degrado – scrive – aumenta a danno di strati sempre maggiori della società e le istituzioni, quando non sono inermi e sorde, riescono a malapena a intercettare il quadro dei bisogni». «Non vorrei che continuassimo a scambiarci gli auguri di Natale solo per abitudine», scrive il vescovo di Locri–Gerace, monsignor Francesco Oliva: «non vorrei che ci sfuggisse ancora una volta la novità dell’evento che celebriamo: la novità delle novità. Quella che è capace di rompere gli schemi della ripetitività. Il Bambino che nasce porta alla famiglia umana l’annuncio più atteso: tu sei l’amato». Il vescovo ha scritto anche una lettera agli studenti nella quale sogna «con voi giovani in questo Natale un mondo di pace, ove Caino non uccide Abele, ove tutti gli uomini sappiano rivolgersi a Dio chiamandolo “Padre nostro”, come Gesù ci ha insegnato. Un mondo ove non esistono fabbriche di armi, ove l’uomo vinca la tentazione della guerra, ove i confini degli stati non siano invalicabili. Sogno – scrive – un mondo diverso, un mondo di pace. È il sogno di quella umanità nuova che il Bambino Gesù vuole realizzare con te. Sì, con te, che ami la vita, che vuoi con lo studio vuoi conoscere ciò che è bello, ciò che è vero, ciò che è buono. A te giovane chiedo di non voltare le spalle a quel Bimbo. Accoglilo con gioia, ha tanto da dirti». Il Natale è la festa in cui «possiamo presentarci tranquillamente e senza timore davanti al Signore pur con tutte le catene che ci imprigionano e di cui non riusciamo a liberarci da soli: sarà Lui a spezzare quelle catene», sottolinea, in conclusione, monsignor Luigi Renzo, vescovo di Mileto–Nicotera–Tropea.

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