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Bassetti: «Generazione selfie, tanti cercano il senso della vita»

Il punto però è che preferiscono non avere spazi di silenzio

di Matteo Marcelli 04/01/2018

«Nella diversità e nella specificità di ogni vocazione, si tratta di ascoltare, discernere e vivere questa Parola che ci chiama dall’alto ». L’invito di papa Francesco segna il cammino della pastorale delle vocazioni verso il prossimo Sinodo dei vescovi e accompagna i lavori del 41° Convegno nazionale vocazionale iniziato ieri a Roma. Tre giorni di riflessione e preghiera con uno sguardo alla 55ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, che sarà celebrata il 22 aprile. È il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, a mettere a fuoco il senso del convegno nella celebrazione eucari- stica presieduta al termine della prima sessione di lavori. A fare da spunto ancora le parole del Pontefice sulla vocazione. «Molti giovani, pur appartenendo alla generazione dei selfie, cercano ancora il senso pieno della vita – dice Bassetti, citandolo –. Il punto però è che preferiscono non avere spazi di silenzio per paura di doversi convertire e lasciare qualcosa dietro di sé. Dio bussa alla nostra porta continuamente, ma non per togliere vita o libertà. È invece un arco meraviglioso che vuole usarci come freccia. E una freccia senza arco non ha valore. I giovani sono come vele e non devono aver paura di dispiegarsi e accogliere il vento di Dio».

Il primo Libro dei Re apre il tavolo dei relatori, con la storia del sogno di Salomone che chiede a Dio di concedergli la capacità di distinguere il bene dal male. Una richiesta di discernimento che il Signore accoglie donando al suo servo un «cuore che ascolta», simbolo adottato dalla pastorale vocazionale per l’anno in corso. «L’ascolto è il nucleo del discernimento - spiega monsignor Nico Dal Molin, già direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale delle vocazioni - Shemà Israel: noi siamo il popolo che nasce dall’ascolto. Siamo chiamati a prenderci cura con la nostra vita delle vite degli altri». Ma come allargare il cuore verso la possibilità dell’ascolto? Un buon inizio è rivolgersi all’altro da noi e ad ogni realtà del Creato con gratitudine e animo attento. Dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo.

Così, ad esempio, Marco Bersanelli, docente di astrofisica dell’Università di Milano e collaboratore dell’Agenzia spaziale europea, sottolinea: «Il mio mestiere è anche quello di ascoltare l’universo e oggi siamo arrivati a cogliere dei segnali che ci mostrano la sua vastità su un orizzonte straordinario». La «vocazione di perdersi» è invece il titolo dell’intervento di Franco Michieli, geografo ed esploratore. Suggestivo il suo racconto dei viaggi affrontati in gioventù e dell’“accoglienza” ricevuta dalle montagne e dalla natura. «Una casa grandissima ed aperta», come la definisce, in grado rasserenare e meravigliare l’animo. Ma solo se ci si affida completamente ad essa.


Avvenire - 4 gennaio 2018

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