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Il Procuratore della Repubblica di Catanzaro commenta l'inchiesta sulla cosca Farao-Marincola di Cirò Marina

Operazione Stige, Gratteri: La 'ndragheta gestisce le Istituzioni

di Saveria Maria Gigliotti 09/01/2018

"Non poteva mancare il controllo politico. Ormai nelle istituzioni locali la 'ndrangheta ha messo suoi uomini funzionali agli interessi dell'organizzazione criminale”. Cosi’ il procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, nel corso della conferenza stampa durante la quale sono stati resi noti i dettagli dell’operazione “Stige” che, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Catanzaro e condotta dai carabinieri del Raggruppamento operativo speciale (Ros) e del Comando provinciale di Crotone, ha portato all’arresto, in Italia ed in Germania, di 169 persone ed al sequestro di oltre 50 milioni di euro complessivi.

Al centro dell'inchiesta, le attività della cosca Farao-Marincola, una delle più potenti della Calabria, con ramificazioni anche nel nord e centro Italia (in particolare Emilia Romagna, Veneto, Lazio, Lombardia) e in Germania.

Tra gli arrestati, accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, peculato, turbata libertà degli incanti, corruzione e danneggiamento, con l’aggravante del metodo mafioso, c’e’ pure il presidente della Provincia di Crotone, che e’ anche primo cittadino di Cirò Marina, Nicodemo Parrilla, ritenuto dagli inquirenti il rappresentante della cosca nelle istituzioni locali. In particolare, secondo quanto scrive nell’ordinanza il Gip di Catanzaro, Giulio De Gregorio, Parrilla "e’ uno dei rappresentanti della cosca in seno all'amministrazione comunale di Ciro’ Marina, ha goduto del proselitismo 'ndranghetistico della cosca, divenendo sindaco di Ciro’ Marina, in esito alle elezioni del 2006 e del 2016" ed "ha sempre piegato gli incarichi elettivi appena citati per curare gli interessi della consorteria". Attualmente, aggiunge, "riveste l'incarico di sindaco e di presidente della Provincia di Crotone, quest'ultimo conseguito per il tramite delle pressioni 'ndranghetistiche esercitate da Giuseppe Sestito e Francesco Tallarico sui consiglieri comunali della Provincia di Crotone, specie su quelli del Comune di Casabona". Parrilla, sarebbe “espressione della consorteria, che ne determina l'elezione nel 2006 e nel 2016, tanto che deve distribuire le deleghe assessorili secondo i desiderata dei plenipotenziari della cosca, che provvedono a favorire, in maniera spregiudicata, tanto da risultare, piu’ volte imputato per reati propri dello statuto del pubblico ufficiale". Ed al riguardo lo stesso Gip definisce "impressionante" una intercettazione ambientale, in cui Giuseppe Sestito dice a Francesco Tallarico (ritenuti componenti del direttorio della cosca Farao-Marincola, il primo con gestione del territorio di Ciro’ Superiore ed il secondo di Casabona), "del fatto che Parrilla gli ha chiesto sostegno per divenire presidente della Giunta provinciale. In particolare Giuseppe Sestito ha chiesto a Tallarico di orientare, in senso favorevole a Parrilla, i consiglieri comunali di Casabona, fra i quali v'è Domenico Cerrelli, cognato dello stesso Tallarico. Naturalmente, Parrilla è stato eletto".

Insieme a Parrilla, a finire nella rete degli inquirenti altri due sindaci: Michele Laurenzano (Strongoli) e Angelo Donnici (Mandatoriccio). Ma non solo. A Cirò Marina sono stati arrestati anche il vicesindaco Giuseppe Berardi, il presidente del consiglio comunale Giancarlo Fuscaldo, l’ex sindaco Roberto Siciliani e il fratello Nevio, già assessore. Arrestati anche il vicesindaco di Casabona Domenico Cerrelli, il vice sindaco di Mandatoriccio, Filippo Mazza, e l’ex vicesindaco di San Giovanni in Fiore, Giovanbattista Benincasa.

In particolare, le indagini avrebbero documentato l'infiltrazione mafiosa in diversi settori economici e imprenditoriali, sia in Italia che all'estero, che, secondo gli inquirenti, avrebbe consentito alla cosca di strutturarsi come una vera a propria 'holding criminale' capace di gestire affari per milioni di euro. Ed in tal senso lo stesso Gratteri spiega che “ siamo di fronte a un 'locale', quello di Ciro’, antico che partecipa al Crimine e al Tribunale della 'ndrangheta. E’ una struttura cosi’ radicata nel territorio che non necessita neanche piu’ di fare intimidazioni".

Di "mutazione genetica della 'ndrangheta”, invece, parla il procuratore aggiunto Vincenzo Luberto, ritenendo che non si possa “piu’ parlare di infiltrazione dei clan nella vita economica, ma siamo di fronte a una immedesimazione tra 'ndrangheta e imprenditoria".

Nello specifico, le indagini, cosi’ come spiegato dal generale Pasquale Angelosanto, comandante del Ros, dal colonnello del Ros Lorenzo Sabatino, dal comandante del Ros di Catanzaro, maggiore Giovanni Migliavacca, e dal comandante provinciale dei carabinieri di Crotone, colonnello Alessandro Colella, avrebbero ricostruito uno scenario di "pervasiva infiltrazione mafiosa" in diversi settori economico-imprenditoriali, dal commercio di prodotti vinicoli e alimentari alla raccolta dei rifiuti; dai servizi funebri agli appalti pubblici. Scoperta, inoltre, una "fitta rete di connivenze" da parte di amministratori pubblici. La cosca Farao, si sarebbe infiltrata in tutti i settori della vita economica locale: dal porto di Ciro’ al commercio del pescato, dalla raccolta dei rifiuti al business dei migranti oltre che il settore turistico e le slot machine. Inoltre imponevano ai ristoratori di origine italiana della zona di Stoccarda, in Germania, l'acquisto di vino, prodotti di pasticceria e semilavorati per la pizza prodotti da imprese legate alla cosca. Gli emissari della cosca sarebbero anche divenuti i referenti dei ristoratori per la composizione di eventuali controversie che si venivano a creare.

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