accedi | registrati | 16-7-2018

Il coordinatore regionale di Libera motiva la scelta di scegliere Vibo Valentia come tappa regionale del 21 marzo

Stamile scrive a monsignor Renzo: «È solo il noi che vince»

di Ennio Stamile 23/01/2018

L’assemblea regionale di Libera, tenutasi a fine settembre scorso, ha approvato all’unanimità la proposta avanzata dai familiari delle vittime innocenti della ‘Ndrangheta, di celebrare la prima giornata regionale della memoria e dell’impegno a Vibo Valentia il 21 marzo. Come è stato annunciato, la XXIII Giornata Nazionale di quest’anno sarà celebrata a Foggia con il tema: TERRE: solchi di verità e di giustizia. Il 21 marzo, è un appuntamento che vedrà altri 4.000 luoghi significativi sparsi in tutta Italia, dove migliaia di cittadini, studenti, rappresentanti delle Istituzioni si ritroveranno per ascoltare la lettura dei circa mille nomi delle vittime. La sofferenza degli innocenti contribuisce ancora di più ad allargarne il mistero. Dinanzi ad essa restiamo muti, disorientati, consapevoli della nostra fragilità e piccolezza. Anche noi cristiani se non alziamo lo sguardo verso la croce di Cristo, rimaniamo non solo privi di parole ma anche incapaci di riflettere, pregare ed agire secondo quanto la stessa “Parola della Croce” esprime. Essa, ricordiamolo, è innanzitutto il grande abbraccio del Padre che nella sofferenza innocente del Figlio raggiunge e redime ogni umana sofferenza. Credo che in questo grande abbraccio davvero tutti, credenti e non credenti possiamo riconoscerci. La giornata della memoria non è solo un vago ricordo del sangue innocente provocato dalle mafie ma, innanzitutto, un voler “abbracciare” i loro familiari e le immani sofferenze di cui sono portatori. Solo questo stare accanto, ci consente davvero di poterne ascoltare le storie ed il loro grido per ottenere verità e di giustizia.

Il territorio vibonese, vive un momento davvero drammatico della sua storia. Criminalità organizzata diffusa e radicata, traffico di stupefacenti, racket ed usura, omertà, collusioni e corruzioni che hanno raggiunto negli anni scorsi apparati istituzionali preposti al loro contrasto, violenza e sparatorie nelle strade causate anche da problemi legati alla devianza giovanile, disoccupazione, lavoro nero o sottopagato e molti altri che ben conosciamo. Dinanzi a questa drammatica realtà, occorre non cedere alla tentazione di accusare gli altri per le loro mancanze, bensì interrogarsi prima ed impegnarsi poi, sul quel fronte che don Luigi Ciotti ha definito “il morso del più”. In virtù di ciò, siamo continuamente invitati a chiederci cosa ancora possiamo e dobbiamo fare. Tale domanda, che risuona in fondo alla coscienza di ognuno, secondo il proprio ruolo, coinvolge davvero tutti (nessuno escluso) inchiodandoci alle nostre personali responsabilità. Questo “morso del più” ci spinge a tracciare un percorso comune - ed a superare le polemiche che non conducono mai da nessuna parte - consapevoli che da soli non andiamo da nessuna parte. Per usare ancora una felice espressione di don Ciotti “è solo il Noi che vince”.

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