accedi | registrati | 23-2-2018

Due persone ustionate sono state ricoverate all'ospedale di Polistena

San Ferdinando, tendopoli in fiamme: morta una donna

Il campo, composto da baracche in legno e cellophane, è andato a fuoco più volte, anche recentemente

di Toni Mira 27/01/2018

Un terribile incendio scoppiato poco dopo le due di notte ha distrutto gran parte della tendopoli/baraccopoli di San Ferdinando che attualmente ospita 2.300 migranti che lavorano nelle campagne di Rosarno e degli altri paesi della Piana di Gioia Tauro. Tra le fiamme è morta una donna, mentre altre due persone ustionate sono state ricoverate all'ospedale di Polistena. Sul posto, oltre ai vigili del fuoco, sono intervenuti polizia e carabinieri che non si sbilanciano sulle cause dell'incendio che sarebbe partito dall'interno dell'insediamento.

Non è il primo incendio a colpire l'insediamento. Il 3 luglio 2017 le fiamme avevano distrutto quasi tutto le baracche che però in questi mesi sono rinate e più che raddoppiate. Questa volta l'incendio è più grave perché ha distrutto anche molte delle tende messe nel 2010 dopo la rivolta dei migranti contro sfruttamento e violenze. Sono così centinaia ora senza un pur precario ricovero e sarà difficile trovare una soluzione visto che le altre strutture che li ospitano, nuova tendopoli e due capannoni sono quasi pieni. Il prefetto di Reggio Calabria, Michele di Bari, ha convocato un comitato per l'ordine e la sicurezza e vedremo quali decisioni saranno prese. Qui nella Piana di notte il termometro scende a 3 gradi e da oggi si annuncia pioggia.

Un primo intervento arriva dalla Protezione civile regionale. Come ci spiega il responsabile Carlo Tansi, sarà montata una tensostruttura con brandine per 600 posti e una cucina da campo capace di 500 pasti, già arrivata sul posto. Ma oltre all'alloggio e al vitto, c'è un altro grave e urgente problema. Tra le fiamme i migranti hanno perso anche tutti i documenti, compreso il preziosissimo permesso di soggiorno (qui sono tutti regolari). Ed è quello che stanno chiedendo con insistenza e preoccupazione agli uomini delle forze dell'ordine presenti in modo discreto per evitare tensioni.



(Avvenire)

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