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I giovani innovatori e la cultura che vuole cambiare il mondo

Ecco i numeri in Italia: due miliardi di fatturato e 50mila posti di lavoro.

di Paolo Bustaffa 29/01/2018

“Se la creatività è avere delle idee, l’innovazione ne è l’applicazione: un’invenzione, per quanto stupefacente, non è innovazione se non trova una dimensione applicativa che garantisce un progresso sociale”.
Questo pensiero, tratto dal vocabolario dell’economia, può essere una chiave di lettura della relazione 2017 del Ministero dello sviluppo economico sulle start up (neoimprese in divenire) e sulle piccole e medie imprese innovative: 8mila esperienze oggi in Italia.
Si legge che “queste realtà non sono più di nicchia visto che esprimono complessivamente oltre 2 miliardi di fatturato e offrono circa 50mila posti di lavoro. Sono ancora in grado di sostenere l’occupazione giovanile e gli investimenti innovativi necessari all’evoluzione dell’economia nazionale: dai dati emerge che l’età dei soci fondatori è prevalentemente under 35”.
Sono cifre e pensieri che hanno accompagnato anche l’Associazione nazionale giovani innovatori (Angi) nel presentare le proprie motivazioni, i propri processi e le proprie finalità lo scorso 25 gennaio nell’aula dei Gruppi della Camera dei Deputati.
La creatività degli innovatori non è improvvisazione. È il frutto di uno studio intenso e appassionato. È il risultato di un esercizio d’intelligenza capace di coniugare, nel rispetto di precisi criteri, le idee con una realtà in veloce trasformazione.
È una strada verso il futuro dove i giovani muovono passi decisivi, consapevoli che “l’accelerazione dell’innovazione rischia di rendere difficilmente prevedibili gli effetti e i rischi che possono insorgere”.
Le nuove generazioni conoscono il rischio e lo accettano per non rassegnarsi, per non arrendersi alla crisi.
Emerge un’altra maturità in questi viandanti dell’innovazione quando affermano che obiettivo del loro percorso è anche quello di “favorire il dialogo intergenerazionale”.
Un’alleanza con gli adulti ritenuta essenziale sia per una condivisione di progetti ed esperienze, sia per un sostegno, in termini finanziari e legislativi, dello sviluppo dell’innovazione a fronte di grandi sfide.
Su questa strada si pone un interrogativo: quale posto è riservato a coloro che non hanno competenze e non hanno opportunità?
Siate “artefici del vostro futuro”, ha detto un imprenditore rivolgendosi ai giovani dell’Angi.
Di chi è il futuro? Solo di alcuni? E quanti non hanno le stesse competenze e le stesse opportunità rimarranno furi strada e senza orizzonti?
La cultura dell’innovazione che “vuole cambiare il mondo” riuscirà a tener conto di queste fragilità?

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