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L'episodio è accaduto durante le riprese della trasmissione 'L'aria che tira' di La7

San Ferdinando, aggrediti i giornalisti reggini Cufari e Trunfio

di Redazione Web 30/01/2018

Una troupe della trasmissione "L'aria che tira" di La7 è stata aggredita mentre stava effettuando delle riprese all'interno della vecchia tendopoli di San Ferdinando dove, nella notte tra venerdì e sabato scorsi, è divampato un incendio che ha provocato la morte di una donna e la distruzione di 200 baracche. Mentre il cineoperatore Francesco Cufari stava effettuando le riprese, un uomo che era intento a ricostruire una baracca andata distrutta, si è avvicinato brandendo un martello. La giornalista Dominella Trunfio ha fatto in tempo a spingerlo prima che sferrasse un colpo, ma poi l'uomo si è rialzato ed ha preso con violenza la mano della giornalista rompendole un dito. I due hanno subito chiamato la polizia.

"Eravamo qui - ha detto la Trunfio secondo quanto riportato dall'Ansa- per fare il nostro lavoro e documentare le condizioni di vita dei migranti quando siamo stati aggrediti da questo soggetto". "E' solo grazie all'intervento tempestivo di Dominella, precipitatasi in mio soccorso, che ho potuto evitare il peggio - dichiara a Giornalistitalia.it Franco Cufari -. Posso dire, senza esagerare, che mi ha salvato la vita".

"Una vicenda triste, quella che ha visto protagonisti, loro malgrado, i due colleghi - afferma il segretario generale aggiunto della Federazione nazionale della stampa e segretario del Sindacato Giornalisti della Calabria, Carlo Parisi - aggrediti da migranti che non volevano riflettori puntati su di se', probabilmente per nascondere un soggiorno da clandestini nel nostro Paese. Non si spiegano altrimenti gesti cosi' violenti, come una martellata e il successivo lancio di pietre, contro i giornalisti che spesso rappresentano la salvezza per molti extracomunitari, regolari, che nella Piana di Gioia Tauro vengono sfruttati nel silenzio piu' assoluto. Sono i giornalisti ad accendere una luce sulle loro condizioni, talvolta al limite della decenza umana, e a dar loro una voce fin troppo negata". "Ai colleghi va, naturalmente, tutta la nostra solidarieta' - sottolinea Parisi, insieme al responsabile della Legalita' per la Fnsi, Michele Albanese - nella convinzione che non saranno una martellata o un lancio di pietre, pur con la paura che sicuramente ne deriva, a fermare il lavoro di chi, come Dominella Tronfio e Franco Cufari, la vita dei migranti in Calabria la raccontano da anni, con tutte le difficolta' che ne conseguono". "Bene hanno fatto i colleghi a denunciare l'accaduto alle forze dell'ordine - incalzano Parisi e Albanese - perche', non dimentichiamolo, accanto alla vicinanza e alla tutela garantita ai giornalisti dagli organismi di categoria, sia a livello regionale che nazionale, ci sono e ci devono essere il supporto e la vigilanza delle forze preposte a garantire la sicurezza e l'incolumita' degli operatori dell'informazione e dell'intera comunita'".

Ai colleghi va la solidarietà della redazione de L'Avvenire di Calabria.

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