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Memorie della strage di Annà. Domenica in edicola l'intervista esclusiva

75 anni fa una bomba uccise Montalbetti, il racconto di Ramirez

Il marchese Ramiro Ramirez perse anche il papà, la mamma e il fratello in quella esplosione

di Redazione Web 31/01/2018

I bagliori sulla città di Reggio, poi il rombo dell'aereo in picchiata e l'esplosione della bomba, il caos, il lutto. I ricordi vengono fuori nitidi e precisi, quasi cinematografici dalla voce profonda del marcherse Ramiro Ramirez, ultimo testimone oculare del bombardamento che esattamente 75 anni fa, il 31 gennaio del 1943, uccise dieci persone, tra le quali l'allora Arcivescovo di Reggio Calabria-Bova Enrico Montalbetti.

La guida della Chiesa reggina e bovese si trovava nella villa dei marchesi Ramirez, dopo essere stato in visita pastorale e aver celebrato la Messa nella vicina parrocchia di Annà di Melito Porto Salvo. Avrebbe dovuto pernottare nella Villa, per raggiungere poi il giorno dopo le parrocchie di Bova e proseguire così la sua visita pastorale.

«Dopo la celebrazione – racconta Ramiro Ramirez – sua eccellenza ricevette in casa nostra alcuni notabili del luogo, dopo aver benedetto noi bambini. Io avevo 12 anni». «Attorno alle 8 e 10 – prosegue il marchese - mentre gli adulti si preparavano a cenare e noi eravamo sul retro, sentii questo aereo arrivare. Sganciò otto bombe, delle quali una scoppiò proprio di fronte casa: sua eccellenza fu investito in pieno. In quell'attacco io persi mio fratello maggiore, mio padre e mia madre».

Una serie incredibile di coincidenze portò alla tragedia del 31 gennaio 1943: il cacciabombardiere inglese che sganciò gli ordigni decollò dai territori egiziani, occupati dalle forze britanniche, per andare a distruggere ciò che l'intelligence aveva erroneamente individuato come un importante obiettivo militare: villa Ramirez.

«I ricognitori passarono qualche giorno prima – ha raccontato il marchese – ricordo perfettamente che quattro giorni prima dell'attacco, davanti casa stavano rimorchiando una nave militare che era stata silurata. I ricognitori passarono proprio allora: quando, per proteggere la nave, il nostro esercito aveva montato dei cannoni sulla spiaggia davanti casa e il camion di testa della colonna di terra che seguiva le operazioni si ruppe proprio sulla strada in corrispondenza della nostra villa. Quindi, quando passarono i ricognitori, videro i cannoni, tre camion, una trentina di soldati e scambiarono casa nostra per un centro operativo militare».

Una testimonianza storica lucida, dettagliata e attendibile, quella del marchese Ramiro Ramirez, sulla morte di un vescovo giovanissimo e caro alla popolazione reggina.

La versione completa dell'intervista potrà essere letta sulla prossima edizione dell'edizione cartacea de “L'Avvenire di Calabria” che uscirà domenica.

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