accedi | registrati | 22-4-2018

Il vicario giudiziale, monsignor Varone: «Occuparsi di validità/nullità di matrimonio significa cercare la verità e “dichiararla” secondo “un compito e un ministero specifico affidatoci dai nostri Vescovi, detentori della ‘potestas’ di giudici”»

Tribunale ecclesiastico calabro, l'incipit con tutti i vescovi

Il Ter è diventato Tei Calabro in virtù della riforma voluta da papa Francesco e comprende 11 delle 12 diocesi della nostra regione.

di Raffaele Iaria 31/01/2018

“Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Calabro”: questo il nuovo ente che “sostituisce” il Ter (Tribunale Ecclesiastico Regionale) e istituito con Decreto del 27 dicembre scorso e con il Nihil Obstat del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica con decreto del 12 gennaio subentrando in tutto e per tutto e nella continuità al TER.

Con una differenza: il Tribunale Ecclesistico Interdiocesano Calabro comprende 11 delle 12 diocesi della nostra regione. A restare fuori la diocesi di Cosenza-Bisignano che ha istituito un proprio Tribunale ecclesiastico.

Ma cosa cambia si è chiesto monsignor Vincenzo Varone, Vicario Giudiziale, in apertura dell’anno giudiziario alla presenza di tutti i vescovi della regione. “Non certo la sostanza del grande lavoro che siamo chiamati a svolgere nella quotidiana dimensione dell’attenzione al cuore ferito di tanti coniugi che cercano la pace dell’animo per vivere nella Chiesa e con la Chiesa, ma cambia – ha spiegato - la struttura del Tribunale che, facendo seguito alla Riforma voluta da Papa Francesco nel 2015, diventa sempre più attenta a dare sollecita risposta ai bisogni dei nostri fedeli”.

Per mons. Varone occuparsi di validità/nullità di matrimonio significa cercare la verità e “dichiararla” secondo “un compito e un ministero specifico affidatoci dai nostri Vescovi, detentori della ‘potestas’ di giudici”.

Tante le sfide quotidiane. Nella sua relazione di apertura il Vicario giudiziale ha fatto un bilancio dell’attività prodotta nello scorso anno: 122 le nuove cause introdotte che si aggiungono alle 116 in corso all’inizio del 2017. Duecentottantacinque quelle esaminate, 112 quelle decise, 3 archiviate per perenzione, e concluse con sentenza notificata 66. Le cause con decreto di esecutività sono state 34; ad oggi ne rimangono pendenti 170; di queste la maggior parte sono: 109 dell’anno 2017 e 39 del 2016.

Sulle 112 cause decise le affermative sono state 108 (96 %), le negative 4 (4%). Facendo un’analisi dei capi di nullità si evidenzia come in Calabria “sia opportuno e necessario puntare su una sempre più attenta preparazione e formazione alla celebrazione del matrimonio sacramento”, ha sottolineato mons. Varone spiegando che il capo emergente è il “Grave difetto di discrezione di giudizio”: le persone che hanno celebrato le nozze non erano mature in modo proporzionato all’atto da compiere. 64 casi su 122 nel 2017.

Un dato significativo, quindi, che sottolinea “l’importanza primaria della formazione dei giovani al matrimonio, ma ci dice anche il carattere culturale-sociale del matrimonio: ci si sposa senza avere la giusta maturità per affrontare una vita a due con una relazione interpersonale impegnativa e rilevante per stabilire una vera e autentica comunione di vita”.

Altro capo emergente è la “esclusione dell’indissolubilità del vincolo matrimoniale”: 26 cause su 122 mentre 21 riguardano l’ “esclusione della prole”: il non volere figli da un matrimonio è – ha detto mons. Varone – “un fatto culturale e sociale che porta i nostri giovani a misurarsi con le idee e le risorse anche di una Regione che non aiuta a sviluppare il dato demografico: i motivi di ordine economico e sociale stanno sempre più impoverendo e mettendo a rischio la vita dei nostri giovani”.

Da qui la denuncia di una politica “miope nell’aiuto da dare alla famiglie” e una società “sorda e perversa” che “allontana i giovani dalla loro terra costringendoli a cercare tempi e luoghi dove poter trovare sicurezza e sistemazione economica. Dobbiamo avere il coraggio di dire che se non aumentiamo anche demograficamente non possiamo trovare gli spazi per la vita e per la sua crescita. La paura di tutto ciò genera nei giovani nubendi la esclusione della prole, se non in modo assoluto, in larga misura in modo indeterminato”.

Per quanto riguarda poi la provenienza delle cause decise la maggioranza viene dalla diocesi di Reggio Calabria – Bova con 33 cause su 112, seguita da Catanzaro-Squillace 13 e Mileto-Nicotera-Tropea e Locri-Gerace con 12. Mons. Varone ha concluso evidenziando che “a nessun fedele, per motivi economici, viene negata la richiesta di giustizia: è il modo in cui si attua la gratuità e la vicinanza ai bisogni”.

Si è tenuta ieri sera, alle ore 16.00, nell’Aula Magna “Mons. Vittorio Luigi Mondello” del Seminario Arcivescovile “Pio XI” di Reggio Calabria, l’inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2018 del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Calabro.

Ad aprire i lavori il Presidente della Conferenza Episcopale Calabra, mons. Vincenzo Bertolone e mons. Giuseppe Fiorini Morosini, arcivescovo Metropolita di Reggio Calabria-Bova e Moderatore del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Calabro. La prolusione è stata affidata a mons. Giuseppe Baturi, Sottosegretario della Conferenza Episcopale Italiana, sul tema “Regime amministrativo dei Tribunali Ecclesiastici: competenze e funzioni della Regione Ecclesiastica alla luce della Riforma in tema di processo canonico”.

Partecipa alla discussione

Esegui il login
Copyright 2016-2017 © avveniredicalabria.it | Tutti i diritti sono riservati | Responsabile: Davide Imeneo
Arcidiocesi di Reggio Calabria - Bova | Via Tommaso Campanella, 63 – 89127 Reggio Calabria
Credits Web Agency a Reggio Calabria - Arti Creative