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L'iniziativa, stamane, alla sala 'Giuditta Levato' del Consiglio Regionale della Calabria

Presentata la terza edizione del premio 'Don Italo Calabrò'

di Federico Minniti 31/01/2018

«Un testimone coerente e autorevole, perché umile». Con queste parole, monsignor Vincenzo Bertolone, presidente della Conferenza Episcopale Calabra, ha descritto la figura di don Italo Calabrò, sacerdote reggino, a cui è intitolato il premio per l’educazione promosso dal Consiglio regionale della Calabria. Proprio all’interno di Palazzo Campanella, in particolare nella sala “Giuditta Levato”, si è tenuta la presentazione del concorso che coinvolgerà tutti gli studenti degli istituti scolastici della regione.

A fare gli onori di casa il presidente della massima assise pubblica calabrese, Nicola Irto, che ha ricordato come la terza edizione del Premio “Don Italo Calabrò” è un ulteriore «passo in avanti in un percorso che deve essere istituzionalizzato dal Consiglio regionale della Calabria perché foriero di un messaggio di speranza per i giovani di questa terra». Irto, inoltre, ha aggiunto come «la Chiesa calabrese si stia rimboccando le maniche e questo è un segnale anche per la classe politica: solo unendo le forze sane si può raggiungere un vero cambiamento». Un messaggio che è perfettamente in sintonia con il testamento spirituale di don Calabrò raccolto da alcuni suoi giovani del tempo che – assieme alle opere–segno della sua azione – negli ultimi cinquant’anni ne hanno portato avanti la testimonianza.

«Don Italo era un meridionalista convinto – spiega Mario Nasone, presidente del Centro Comunitario Agape – ci ripeteva spesso: “Lottate per restare, ma restate per costruire”». Parole che trovano eco in un altro testimone diretto dell’azione del sacerdote reggino, Mimmo Nasone, intervenuto alla conferenza di presentazione come portavoce della Piccola Opera “Papa Giovanni”, un’altra delle opere di carità volute da don Calabrò. «Ricordare la sua figura è un grande dono alla società civile e alla Chiesa calabrese – sottolinea – ricordo, come se fosse oggi quando ci portò nel “lager” del manicomio di Reggio Calabria. Don Italo era un uomo che educava alla ribellione: non basta indignarsi o girarsi dall’altra parte, ma occorre avere la consapevolezza, come era usale dire, di “non sprecare la propria vita”».

Parole, quelle di chi lo ha conosciuto che tratteggiano una personalità schiva, ma decisa. Capace di stare con gli ultimi e di guardarli negli occhi. Un calabrese di cui andare orgogliosi. Una chiave di lettura che fornisce anche la professoressa Franca Falduto in rappresentanza dell’Ufficio scolastico regionale, la quale non ha dubbi: «Sarà un progetto contagioso».
Le conclusioni sono state affidate a monsignor Bertolone. «Chi fa il bene, non sbaglia mai; – ha affermato il presule complimentandosi per l’organizzazione del premio intitolato a don Italo Calabrò – non possiamo parlare di legalità senza legarla all’etica e al messaggio evangelico». Per questo, secondo Bertolone, è necessario avere «eroi, loro malgrado, come don Italo: gente che fa quello che dice e dice quello che pensa. Solo così nascono dei modelli educativi reali per i giovani di ogni generazione».

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