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L'arcivescovo di Reggio Calabria - Bova ha celebrato con tutti gli istituti religiosi presenti nella diocesi

Giornata della Vita Consacrata, Morosini: «Il domani è di Dio»

di Redazione Web 05/02/2018

«Riflettere, ancora una volta, sul senso della Chiamata». Questi l'invito che l'Arcivescovo di Reggio Calabria, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, ha fatto a tutti gli istituti religiosi presenti nella Basilica Cattedrale, lo scorso 1 febbraio, per la ventiduesima Giornata della Vita consacrata. Un’occasione, appunto, per riflettere e pregare con e per quanti hanno scelto di consacrare la loro vita al Signore che, secondo Papa Francesco, «sono la testimonianza che Dio è buono e misericordioso». Durante la Celebrazione sono stati festeggiati gli anniversari di professione religiosa. «La consacrazione a Dio – ha detto monsignor Morosini - è mediata da una famiglia religiosa: ecco perché vocazione e missione hanno un'identità e si ritrovano assieme». Una missione che non può scindersi dal contesto sociale, economico e politico che, aggiunge il presule, «stiamo riscoprendo sempre più avverso; si tratta di una fase storica di “smobilitazione”. Al suo interno, però, siamo chiamati a muoverci: dobbiamo mantenere, però, la consapevolezza che Dio scrive anche sulle “righe storte” della storia». Per farlo l'Arcivescovo reggino indica la strada della Buona Novella: «Secondo il Vangelo, ai consacrati non resta che scommettere sull'efficacia della nostra azione perché è Dio che ha scommesso su di noi». L'abbandono alla volontà del Signore deve essere il caposaldo della vocazione: «Dobbiamo agire senza pretendere di “vedere”. Lo sguardo limitato dei nostri occhi – spiega Morosini - non ci consente di andare oltre l'immediato». Rispetto alla “crisi” dei numeri vocazionali, il presule pone l'accento su due valori imprescindibili: missionarietà e semplicità: «Un consacrato vive solo per l'annuncio, ora e adesso, senza pensare a dove o per quanto tempo. Il domani è di Dio». Il pastore della Chiesa reggino-bovese ha concluso la sua omelia affermando che «la povertà esistenziale dei consacrati li rende non più patroni di sé stessi: questa spoliazione è la libertà assoluta di vivere secondo la volontà di Dio».

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