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Popolazione in calo di centomila unità, età media 45 anni

Italia, è «inverno demografico»: nuovo ribasso delle nascite

di Giulio Isola 09/02/2018

Sempre meno italiani e sempre più vecchi: lo rileva l’Istat nel suo bilancio demografico 2017. Al 1° gennaio 2018, infatti, lo Stivale risulta popolato da 60 milioni 494mila residenti, con una diminuzione di centomila persone (-1,6 per mille) rispetto all’anno precedente. Inoltre nel 2017 si è registrato un nuovo ribasso per le nascite, che sono scese del 2% rispetto al 2016, con soltanto 464mila nuovi nati: è la nona diminuzione consecutiva dal 2008 e il minimo storico dall’unità d’Italia.

La riduzione delle nascite rispetto al 2016 interessa gran parte del territorio, con crolli del 7% nel Lazio e del 5,3% nelle Marche; soltanto in quattro regioni si registrano incrementi: Molise (+3,8%), Basilicata (+3,6%), Sicilia (+0,6%) e Piemonte (+0,3%). I decessi sono stati invece 647mila, tremila in più dell’anno precedente; il saldo naturale della popolazione è dunque negativo (-183mila) anche se la mortalità, in termini assoluti e relativi, resta simile a quella registrata nel 2015 e di- pende dalla struttura della popolazione per età, in quanto gli individui vivono più a lungo. L’età media dei concittadini raggiunge infatti i 45 anni: il 22,6% della popolazione ha età superiore o uguale ai 65 anni, il 64,1% si colloca tra 15 e 64, mentre solo il 13,4% ha meno di 15 anni. L’abbassamento della fecondità, i migliorati servizi per la salute e gli stili di vita degli individui a ritmo lento ma regolare stanno progressivamente migliorando la longevità della popolazione. Ma anche i rapporti intergenerazionali si stanno modificando: l’indice di dipendenza degli anziani, per esempio, risulta oggi pari al 56,1%, registrando un peggioramento di 4 punti sul 2008. D’altra parte la popolazione in età attiva, rimasta per decenni stabilmente ancorata ai due terzi del totale, ha avviato da alcuni anni percorsi di regolare declino numerico e di invecchiamento; le persone in età di pensionamento hanno cumulato 2,4 punti percentuali in più rispetto al 2008 mentre, al contrario, quelle in condizione attiva o formativa sono rispettivamente scese di 1,6 e 0,7 punti.

Meno male ci sono gli stranieri: i residenti sono 5 milioni 65mila e rappresentano l’8,4% della popolazione, dato vicino a quello del 2016 (8,3%). La variazione della popolazione estera sull’anno precedente presenta dunque livelli modesti, soprattutto se comparata con quelli degli anni 2000: l’incremento degli stranieri rispetto al 2016 è di appena 18mila unità, per un tasso pari al 3,6 per mille. Positivo è il contributo offerto dalla dinamica naturale con 66mila nascite, seppur in calo di tremila unità rispetto al 2016.

Quanto ai flussi in entrata o in uscita, «anche nel 2017 – spiega Istat – le immigrazioni internazionali (itaiani compresi) si confermano più alte delle emigrazioni, contribuendo positivamente allo sviluppo demografico e compensando lo squilibrio determinato dalla dinamica naturale negativa. Il saldo netto con l’estero stimato è pari a +184mila unità (3 per mille residenti)» ed è prodotto dalla crescita degli ingressi (337mila, +12%) nonché da una riduzione delle uscite (153mila, 2,6%); le emigrazioni registrano per la prima volta un’inversione di tendenza dopo un periodo di continua e repentina crescita durato ben 9 anni.

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