accedi | registrati | 18-10-2018

Fidanzamento: condividere, non possedere

Verso una progettualità che ricerca il bene e non il benessere. La fede accompagna l’iter per il matrimonio. L’amore non è legato al presente ma si proietta nel futuro. Si prepara, si alimenta e si difende per sempre

di Francesco Cuzzocrea 14/02/2018

Non sempre il fidanzamento è capace di assolvere ai suoi compiti peculiari (allenamento nella conoscenza, costruzione del sé con l’altro e del noi con gli altri e con Dio), svuotato troppo spesso ormai della sua identità e delle caratteristiche sue proprie. L’oscillazione è tra due sponde: un tempo che non passa mai e un tempo che passa troppo facilmente. Rientrano nel primo caso le coppie “schiacciate” sul presente, perché il futuro appare incerto e a volte drammatico, mentre il secondo caso riguarda le coppie che già da subito condividono tutto ciò che appartiene alla condizione di sposi.

In questo contesto che richiede un impegno maggiore di tutta la comunità cristiana, un’efficace percorso finalizzato al matrimonio sembra non possa prescindere dai seguenti presupposti: l’amore nella coppia è capace di costruire una storia solo se è vissuto in due; l’amore umano matura attraverso tappe preparate e vissute insieme; la fede accompagna l’amore, non è estranea al suo rivelarsi e neppure al suo inclinarsi; la comunità cristiana è il grembo che genera, educa e sostiene le famiglie.

Il fidanzamento è un tempo favorevole al cambiamento perché l’amore induce a diventare come l’altro si aspetta per non deluderlo e, anzi, per renderlo felice. È importante aiutare i giovani ad appropriarsi dei meccanismi di questi cambiamenti e delle motivazioni che ne stanno alla base pur nella dimensione del-l’alterità, del riconoscimento dell’altro e dei suoi desideri. Vengono spesso esaltati gli aspetti emotivi ed occasionali a scapito di quelli costruttivi e d’impegno nella relazione. E così, insufficientemente preparati quando chiamati a far fronte a necessità oggettive che richiedono strategie e impegno comuni, talvolta si pongono le premesse per un impegno meno stabile e meno sicuro.

I fidanzati devono comprendere che l’amore cresce; non può fermarsi allo stadio dell’innamoramento–attrazione ma deve maturare in una scelta responsabile che si fa accoglienza dell’altro così com’è, con i suoi limiti, le sue caratteristiche e la sua ricchezza interiore. Inoltre deve sfociare in una progettualità comune che ricerca il bene e non il benessere (lo star bene con l’altro perché l’altro deve rendermi felice); che comprende come la realizzazione del bene comune è segnata da un cammino di comunione che passa anche attraverso delusioni, dolori, amarezze, fatiche del volersi bene. Spesso sembra di trovarsi di fronte ad una vera e propria esaltazione dell’individuo, che si traduce in giustificazione più o meno evidente dell’egoismo soggettivo. L’individuo sembra essere divenuto il centro intorno al quale gravita tutto il resto, con le inevitabili difficoltà a conciliarsi con il narcisismo individuale.

Occorre considerare come la complementarietà della coppia non significa trovare nell’altro tutto ciò che non si ha o ci si aspetta, perché si può correre il rischio di cercare “fuori” ciò che non si è trovato nell’altro. Sono le qualità dell’altro che occorre valorizzare e che a loro volta faranno accogliere i limiti reciproci, nella consapevolezza che la relazione di coppia non dà tutto: non è possedere la persona che si sogna, ma accorgersi che essa, pur se non perfettamente rispondente alle proprie attese, è la persona con cui si è chiamati a condividere la propria vita per sempre.

I giovani innamorati nel loro cammino di crescita affettiva vanno aiutati a maturare l’idea che l’amore non è sterile: esso genera amore che si traduce nella parentalità e nella capacità di assolvere ai compiti educativi, culturali, spirituali e morali nei confronti dei figli. L’amore non è un’esperienza del presente ma si proietta nel futuro, si prepara, si alimenta e si difende per tutta la vita. È a partire da questa esigenza che è essenziale un rinnovato annuncio del kerygma che proponga la fedeltà per tutta la vita nella fedeltà di Cristo alla Chiesa sposa e, allo stesso tempo, dia la possibilità di riconoscere incompatibilità e rischi, segnali di pericolo che muovano a trovare, prima di sposarsi, i mezzi per affrontarli con successo. La partecipazione alla vita ecclesiale, la vicinanza e testimonianza di famiglie, sono fattori decisivi e irrinunciabili.

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