accedi | registrati | 20-10-2018

Il passato reggino rievoca significative contaminazioni dal mondo ebraico

Radici/1. Calabria, la «costa della rugiada di Dio» per gli ebrei

di Giuseppe Mazzetti 15/02/2018

Non si è ancora placata l’onda emotiva creata dalla Giornata della memoria, per sentire comunque forte il desiderio di ritornare a parlare di ebraismo, non solo per non dimenticare cosa è avvenuto in passato – e quindi per non far sembrare la periodica rievocazione dello strazio dalla Shoà, quasi fosse un atto dovuto – ma per porsi innumerevoli ed altri problemi in ordine alla reale percezione di ciò che è stata l’influenza della presenza ebraica nei nostri territori calabresi e di come – oggi – venga considerata la stessa cultura ebraica ed il suo popolo. Indubbiamente si tratta di argomenti non certo semplici, per i quali sarebbe necessario ben altro approfondimento – ma che – comunque – è doveroso affrontare per non smarrire quell’abbrivio del ricordo periodico, senza del quale sarebbe vano ogni sforzo per sollecitare ed allenare la nostra memoria nel presente.

Non c’è dubbio che noi calabresi siamo il frutto di un crogiolo di varie etnie, figli dei tanti dominatori del nostro territorio e che, nonostante tali travagliate vicissitudini, abbiamo dovuto far fronte – nostro malgrado – anche ad tutta una serie di eventi naturali dai quali non è stato mai facile ripartire, come una sorta – a proposito di memoria periodica – di “reset” improvviso del nostro sviluppo socio–economico che ci ha costretti a ricominciare da capo. Ecco come, per certi aspetti, questa nostra condizione sia del tutto simile a quella del popolo ebraico: dapprima ramingo per il deserto alla conquista della terra di Canaan per poi divenire oggetto delle tante diaspore che hanno caratterizzato la storia recente. Come noi calabresi, anche gli ebrei sono stati sempre costretti – ed allenati mentalmente – a ripartire da zero, a trasformare in virtù la necessità del momento e, soprattutto, ad avere voglia di “costruire”. Ed, effettivamente, con gli ebrei, la gente di Calabria ha costruito tanto perché – anche se oggi molti lo ignorano – è grazie alla presenza di tale comunità nel nostro territorio che è stato possibile dare impulso ad importanti scambi commerciali ed, in ogni caso, strutturare il nostro assetto economico in modo tale da garantire una seria prospettazione futura. Tracce di presenza ebraica nei nostri territori possiamo rinvenirle dal I sec. a.C. fino al definito provvedimento di espulsione di Carlo V del 1540, dopo il famoso decreto di Granada, meglio conosciuto anche come decreto di Alambra, posto in esecuzione dal 31 luglio 1492, anche se la comunità ebraica, sia pure in sparuti gruppi di falsi convertiti, rimase comunque in Calabria nei secoli successivi. Ci piace inoltre pensare alla etimologia ebraica della parola Italia – nella accezione riferita alla antica penisola italica, ossia la Calabria – come I (Aleph e Iod) –TAL ( Teth e Lamed) – YA (Iod ed Hey), “costa della rugiada di Dio”, per significare ulteriormente quanto questa terra fosse cara agli Ebrei e quanta importanza strategica possa avere acquisito nel corso dei secoli il commercio del vino e della seta.

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