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Il vicesindaco metropolitano, Mauro, e l'assessore all'ambiente del capoluogo, Muraca, tornano sul tema

Interdittive, dal Comune: Ā«Utili, ma salvaguardare i lavoratoriĀ»

di Redazione Web 20/02/2018

«La cerimonia di apertura del nuovo anno giudiziario della sezione reggina, distaccamento del Tar della Calabria, ha segnato l’ennesima occasione per celebrare l’importante risultato ottenuto dalla nostra città, nell’ambito del dibattito nazionale sollevatosi in occasione della riforma del codice antimafia, sulla questione delle interdittive antimafia e sull’opportunità, per le aziende raggiunte da tale provvedimento, di proseguire la propria attività in regime di amministrazione giudiziaria, tutelando cosi i livelli occupazionali, soprattutto in presenza di lavoratori incolpevoli, che nulla hanno a che vedere con il procedimento interdittivo». E’ quanto dichiarano in una nota congiunta il vicesindaco della Città Metropolitana Riccardo Mauro e l’Assessore all’Ambiente del Comune di Reggio Calabria Giovanni Muraca, commentando gli esiti della cerimonia di apertura dell’anno giudiziario del Tar reggino.

«Ritornano alla mente i momenti concitati della scorsa estate - aggiungono i due - quando a Reggio Calabria si accesero i riflettori sullo strumento discusso delle interdittive antimafia. Allora, dopo aver incontrato in due occasioni i lavoratori di alcune delle aziende raggiunte da questo provvedimento, su indirizzo del Sindaco Falcomatà, pensammo di convocare un consiglio comunale aperto sulla questione, con l’obiettivo di approfondire la discussione pubblica su un istituto che ritenevamo e continuiamo a ritenere assolutamente legittimo e corretto, i cui effetti indiretti però rischiavano di penalizzare pesantemente i lavoratori incolpevoli, lasciandoli dall’oggi al domani senza occupazione. Fu proprio in occasione di quell’assise consiliare che il primo Cittadino raccolse il testimone, impegnandosi pubblicamente a portare la questione sui tavoli romani, nell’ambito dei lavori delle Commissioni parlamentari che discutevano la riforma del codice antimafia. Oggi possiamo finalmente affermare di aver vinto quella battaglia, a tutela del lavoro e del rispetto della legalità, contribuendo a distinguere la nostra città, in ambito nazionale, come laboratorio politico antesignano di buone pratiche amministrative e di proposte innovative in grado di produrre un cambiamento positivo anche nell’ambito della legislazione nazionale».

«A più di un anno da quel proficuo lavoro svolto nell’ambito dei lavori del Consiglio comunale reggino, a qualche mese dall’entrata in vigore del nuovo codice antimafia, mentre iniziano a giungere notizie circa l’utilizzo del nuovo strumento dell’amministrazione giudiziaria anche da parte di imprese che operano sul territorio, proponiamo che la nostra città si faccia promotrice di un momento di approfondimento pubblico sulle evoluzioni normative introdotte, al fine di informare l’opinione pubblica e fornire istruzioni circa l’utilizzo di questo nuovo strumento. Un momento di confronto, che coinvolga le forze produttive della città, le associazioni datoriali, i sindacati, gli ordini professionali. L’obiettivo - spiegano ancora Mauro e Muraca - deve essere quello di rompere l’assunto negativo per il quale le mafie, nel nostro caso la ‘ndrangheta, siano in grado di fare business ed offrire lavoro, mentre l’intervento dello Stato annienta l’impresa privata producendo diseconomia e disoccupazione».

«Siamo profondamente convinti che la lotta alle mafie, soprattutto in contesti economicamente depressi (ed oppressi) parta soprattutto dagli aspetti produttivi di natura economica - concludono – la disperazione aumenta le sacche del bisogno dalle quali le mafie traggono consenso sociale e il compito delle istituzioni deve essere quello di sostenere le imprese pulite del territorio, che fanno economia attraverso il lavoro, il sacrificio quotidiano, che si confrontano con il mercato e competono a livello locale, nazionale ed internazionale promuovendo l’eccellenze produttive della nostra terra. Ed allo stesso tempo essere capaci di sfrondare la gramigna, l’erba cattiva che soffoca l’economia legale, colpendo duramente l’economia illegale, facendo attenzione però a non gettare via il bimbo con l’acqua sporca, salvaguardano il lavoro ed i lavoratori incolpevoli, come è stato fatto ad esempio sul caso delle interdittive che ha visto le tesi prodotte a Reggio Calabria essere applicate su scala nazionale».

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