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Fattor comune è l’entusiasmo di partecipare con la consapevolezza di vivere un tempo di eccezionale democrazia

La prima volta dei diciottenni al voto: «Voglio scegliere»

di Federico Minniti 04/03/2018

Oggi, 4 marzo, per tanti ragazzi sarà la prima volta alle urne. Un esordio per i “millenials”, ossia i nati negli anni Duemila – o poco prima – che certamente non cade nel periodo più roseo della politica italiana. Ma cosa ne pensano i ragazzi della «generazione Boh», quelli dipinti come eterni indecisi e imprigionati nei social network, dell’appuntamento elettorale odierno?. Lo abbiamo chiesto a quattro di loro. Sebastiano, Maria Teresa, Noemi e Alessia hanno accettato, di buon grado, di dirci la loro opinione.

Ciò che emerge è che tutti e quattro andranno a votare e lo faranno convintamente: una sconfitta per l’antipolitica. «Votare è un valore», dice Sebastiano a cui si unisce Noemi, la quale, si sente «responsabilizzata da questo diritto» che la Costituzione preserva a tutti i maggiorenni italiani. Per Maria Teresa «una società di persone coscienti e mature ha il diritto di avere la possibilità di contribuire, seppur in modo minore, al governo di questo Paese»; il tema della partecipazione è molto sentito anche da Alessia che punta la sua attenzione sulla libertà, un valore spesso dato per scontato. «Dentro alle urne posso esprimere il mio pensiero senza essere condizionata», aggiunge.

Ma, per ciascuno, non mancano i distinguo. Sulle motivazioni, tanto quanto sul giudizio rispetto all’attuale classe politica sia locale che nazionale. Sebastiano che frequenta l’associazione “Attendiamoci”, ad esempio, ci spiega come «la politica è una lama» eppure pur valutando questo “rischio”, le idee sono abbastanza chiare: «Come ogni scelta che faccio, – prosegue – ho analizzato bene tutte le possibili diversità, i diversi programmi politici e sopratutto il riscontro con la realtà e ho fatto una scelta. L’Italia – aggiunge – ha bisogno di rinnovarsi». Un pensiero condiviso da Maria Teresa, socia dell’Azione Cattolica che auspica che il nuovo governo si occupi con più serietà del Mezzogiorno: «Ci sono tanti giovani brillanti che sono costretti a lasciare la Calabria per poter concretizzare i propri sogni».

Così c’è una generazione, apparentemente condannata all’esilio dalla propria terra, che chiede di poter restare. «C’è un po’ di confusione nella politica – ci dice Noemi del Cammino Neocatecumenale – sicuramente si dovrebbe prestare molta più attenzione alle famiglie, in particolare quelle che provengono da una situazione economica non agiata». Lavoro e politiche sociali sono i temi ridondanti dei ragazzi che auspicano, come sottolinea Alessia che come Noemi vive il Cammino Neocatecumenale, «che vengano potenziati gli investimenti sulle imprese che usano le nuove tecnologie». Ci descrivono il loro mondo, intriso di internet, ma anche di relazioni umane molto profonde e di un legame col proprio territorio. Proprio su queste peculiarità sperano che la politica possa intervenire, in positivo.

«Sono consapevole che tanti miei amici non andranno a votare – afferma Sebastiano – non li giudico, però non ha senso lamentarsi del malgoverno se poi non si va ad esprimere una preferenza per cercare di cambiare le cose». C’è tanta speranza nelle loro parole, certamente molta di più di quella degli adulti che ormai sono catechizzati nello scegliere “il meno peggio” tra i contendenti nei duelli di ogni collegio. Maria Teresa non è certamente “tenera” nei confronti della classe politica: «Vorrei chiedergli se credono veramente in ciò che predicano di portare a termine e se comprendono pienamente il vero significato e la grande responsabilità del compito che si vogliono assumere», afferma la giovane di Ac. Termini diretti per spiegare come questa generazione, troppo spesso finita sotto la lente di ingrandimento dei media piuttosto che di quella delle agenzie educative. Oggi varcheranno la soglia del loro seggio elettorale con una punta di emozione in più rispetto a quanti – nello stesso momento – rivivranno un rituale già conosciuto. Alessia, Noemi, Sebastiano e Maria Teresa vivranno così la straordinaria bellezza della democrazia. Una conquista che – tutti e quattro – non intendono disperdere nel nome della pigrizia intellettuale e del disimpegno sociale.

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