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«Delicati segni di speranza» è stato approvato dalla Caritas e dalla Cei. È rivolto a ragazze vittime di tratta

Caritas, l'8xMille premia l'impegno per le donne sfruttate

di Redazione Web 09/03/2018

Dopo aver ottenuto il via libera della Caritas italiana e della Cei, la Caritas diocesana ha provveduto a dare forma e sostanza al progetto ‘Delicati segni di speranza’ che ha la finalità di migliorare la qualità della vita delle donne che vivono la strada a causa della prostituzione, affrontando le varie circostanze in cui la dignità della persona viene lesa, attraverso lo svolgimento di azioni dirette alla prevenzione, al sostegno e all’eventuale reinserimento. Il progetto è rivolto, in primo luogo, alle ragazze, minori e adulte, e alle famiglie, turbate nella sacralità del loro quotidiano, laddove i figli o i mariti cedano alle lusinghe di un sistema che è il portato di schiavitù e degrado. In secondo luogo, si tratta di un percorso che tocca sia la comunità, che perde la battaglia della tutela della sacralità della vita umana, che il territorio nel suo complesso. Diversi gli obiettivi che si intendono perseguire, dalla sensibilizzazione della comunità civile ed ecclesiale sulle problematiche di chi vive la strada sino al potenziamento dei servizi di strada, facilitandone il coordinamento con quelli territoriali, già erogati dalle Istituzioni Pubbliche, dalla Caritas e altre realtà ecclesiali e del Terzo Settore, attraverso la realizzazione di forme di sinergia che siano in grado, tra l’altro, di promuovere l’accompagnamento ai servizi socio–sanitari. Non meno importante, poi, è l’opera di sensibilizzazione e formazione, soprattutto tra le giovani generazioni, diretta a stimolare la consapevolezza del rispetto della dignità umana e a evidenziare le dinamiche da cui il fenomeno della prostituzione ha origine fino alle conseguenze che poi lo stesso riverbera sul nostro territorio. Un altro obiettivo che si pone il progetto è di consolidare il valore e l’utilità di interventi quali quelli attuati dal gruppo di volontari dell’Unità di Strada che con grande spirito di carità, ma anche grande consapevolezza, si avvicina alle “donne che vivono la strada” per portare insieme ad una bevanda, una parola di conforto, nella speranza che diventi desiderio di appropriarsi della propria vita. Se, però, è vero che il piano umano e relazionale è quello privilegiato, è altrettanto vero che l’intervento presenta il carattere della emergenzialità dal punto di vista funzionale e merita di essere supportato e strutturato per rispondere in maniera mirata ai bisogni emergenti. Le ragazze incontrate dai volontari, per la maggior parte straniere e sprovviste di regolare permesso di soggiorno, vivono la strada per svariati motivi, tra i quali gli abusi subiti sin dall’infanzia e il desiderio di abbandonere situazioni di povertà vissute nei paesi di origine, passando per la necessità di ottenere un sufficiente sostentamento per loro stesse e le loro famiglie, la ricerca di una relazione amorosa e l’urgenza di far fronte a debiti irragionevoli.

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