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Il presidente della Conferenza Episcopale Calabra ha rilasciato un'intervista a Famiglia Cristiana

Bertolone: «Calabria, servono cattolici impegnati in politica»

di Redazione Web 12/03/2018

Monsignor Vincenzo Bertolone, arcivescovo di Catanzaro-Squillace e presidente dalla Conferenza Episcopale Calabra, ha rilasciato un'intervista a Famiglia Cristiana sul tema dell'impegno politico dei cattolici che in Calabria, oggi, è una priorità assoluta. Ve la proponiamo.

L’associazionismo cattolico è praticamente scomparso dal Parlamento in questa tornata elettorale (non ci sono parlamentari dell’Ac, delle Acli, di Sant’ Egidio, della Coldiretti, della Cisl). Come valutare questa assenza?
«Vale la pena chiedersi, con don Milani, che senso abbia avere le mani pulite e tenersele in tasca, quando invece quello che occorre è sentirsi responsabili ed agire di conseguenza. Di tutto. Soprattutto in un momento storico, caratterizzato da forme di violenza, pure politica, e da una propaganda che stravolge la storia. Il Concilio Vaticano II ammoniva: “I cattolici esperti in politica (…) non ricusino le cariche pubbliche, potendo provvedere al bene comune e al tempo stesso aprire la via al Vangelo».
Si sente l’esigenza di un nuovo partito dei cattolici?
«Qualsiasi risposta potrebbe suonare illogica, dal momento che, se non esistono più i partiti, come potrebbe esistere un partito dei cattolici? Mi domando allora: e se invece si creassero le condizioni per vari approdi, nuovi e unitari dei cattolici? Non lo considererei personalmente un male, se nel solco del solidarismo sturziano e dell’’europeismo degasperiano. Ma ancor più di questo credo sia avvertito il bisogno di cattolici autentici impegnati in politica».
C’è un pericolo di estremismi che contraddicono i valori cristiani? Magari anche tra quanti a parole dicono di volerne difendere le radici?
«Nel 1964 Norberto Bobbio scriveva: “La nostra democrazia è minata. E i nostri rappresentanti mi fanno l’effetto di minatori incoscienti che si mettono a fumare sigarette in una miniera piena di grisou”. La Comunità ha smarrito il senso dell’unità e le istituzioni sono viste quasi ostili, inutili, distanti. Dovremmo, invece, essere consapevoli che abbiamo quella “Carta” che ci accomuna, tutti. Ora penso che la radicalità evangelica possa contribuire a ricostruire la speranza e l’idea stessa di Repubblica e democrazia».
Cattolici e politica. C’è bisogno di un nuovo impegno, una migliore formazione?
«… un partito solo dei cattolici: non serve e non avrà capacità convocatorie, perché farà quello per cui non è stato chiamato. Ma, un cattolico può fare politica? Deve! Ma un cattolico può immischiarsi in politica? Deve!” Così Papa Francesco. Un impegno, quasi una chiamata, ai quali un cristiano è tenuto a rispondere affermativamente per rigenerare l’impegno dei cattolici in politica, per recuperare il rapporto vitale tra legge e bene comune, per armonizzare l’interdipendenza tra diritti e doveri e promuovere la cultura attiva e responsabile della partecipazione alla vita pubblica e sociale. Traguardi difficili, ma dai quali un cristiano non deve abdicare se non voler arrendersi di fronte alla triste evidenza descritta da Pier Paolo Pasolini: “In Italia il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili”».

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