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Un amore incarnato che vince la morte. Don Bruno Verduci ci guida nella comprensione del Mistero d'Amore di Dio per gli uomini

Santificare la Pasqua. Alla sequela del Cristo Crocifisso

di Redazione Web 01/04/2018

di Bruno Antonio Verduci - Se dunque siete risorti con Cristo cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio” (Col 3,1). L’invito di San Paolo cercare le “cose di lassù” dovrebbe costituire una seria opportunità di riflessione circa il fascino prepotente della speranza escatologica, per assaporare il vero significato esistenziale della Pasqua nell’esperienza teologale del vero credente.

Lasciandosi scavare da questo versetto della Lettera ai Colossesi, lentamente si intuisce che non si tratta di cercare “qualcosa”, bensì “Qualcuno”: la SS. Trinità che, nello stupore dell’ineffabile Comunione agapica delle Tre divine Persone, si autocomunica nel gaudio dell’evento pasquale alla Chiesa e al singolo battezzato, squarciando il velo dell’opacità e dell’incongruenza della storia umana con la chiarezza disarmante dell’oblatività cruenta della Croce e con l’evidenza soteriologica delle ferite feconde, che risplendono sul Corpo glorificato del Signore Risorto.

La divina Rivelazione ha incessantemente riaffermato nel corso della storia la sovrabbondante verità circa il Mistero della Passione, Morte, Risurrezione e Ascensione al Cielo di nostro Signore Gesù Cristo: esempio insuperato della pedagogia divina trinitaria che, a partire dall’esperienza lacerante e svilente del peccato, innesta l’uomo redento nella vittoria definitiva del Risorto sulla morte, sul peccato, sul Maligno.

La Risurrezione di Cristo Gesù compendia ed offre al Padre la risposta dell’umanità intera al suo piano salvifico universale: risposta che l’uomo decaduto, isolato dalla Comunione trinitaria dopo il Peccato Originale, non sarebbe mai stato in grado di elaborare e di proferire con l’intelletto e con la vita. Per questa ragione Verbum caro factum est!

Per offrire questa risposta pienamente umana, il Verbo eterno e preesistente ha assunto ipostaticamente la natura umana, realizzando la novità sconvolgente e paradossale di una doppia consustanzialità: un inedito assoluto, simultaneamente ontologico e teologico.

Gesù di Nazareth, il Verbo di Dio Incarnato, rivela pertanto una fisionomia Sacerdotale finemente pasquale, riconciliando l’uomo decaduto e peccatore con l’ineffabile sorgività creatrice della divina Paternità: proprietà incomunicabile ed esclusiva della Prima Persona della SS. Trinità.

Il Redentore si manifesta nello splendore della Risurrezione come Sacerdos et Pontifex: consustanziale al Padre per la sua natura divina e consustanziale al genere umano per la sua natura umana.

Nell’unzione dello Spirito Santo da parte del Padre, durante il Battesimo presso il fiume Giordano, Gesù di Nazareth nella sua umanità viene “abilitato” al compimento della missione salvifica, manifestando l’inaugurazione del Regno di Dio attraverso la progressiva maturazione di una fisionomia sacerdotale messianica.

La predicazione autorevole, la guarigione degli infermi, la liberazione degli ossessi e il continuo riferimento al Padre - quale fonte e finalità ultima di tutta la pro-esistenza filiale del Verbum caro factum - consentono all’uomo Gesù di avvicinarsi gradualmente al compimento dell’Ora del Padre, alla semina cruenta della Crocifissione, irrigata dall’effusione del Sangue Preziosissimo di nostro Signore, fino al sovrabbondante raccolto della Risurrezione!

Alla luce di questo percorso redentivo e salvifico di Gesù Cristo, superando la prevedibile tentazione propria della sensibilità culturale contemporanea di una prospettiva banalmente consumistico-turistico delle feste pasquali ed il rischio di una lettura riduttiva del Sacro Triduo secondo un’immatura sensibilità emotivo-sentimentale, il cristiano che si proponesse l’impegno esigente della sequela Christi, imparerebbe gradualmente a riscoprire l’Inabitazione Trinitaria quale compimento teologale del proprio percorso ecclesiale di conformazione al Figlio di Dio, Crocifisso e Risorto.

Se il termine “Pasqua” significa “passaggio”, allora il vero significato della Risurrezione si collocherebbe unicamente nell’esperienza esistenziale del passaggio dall’abisso di solitudine, scavato nel cuore dell’uomo dai perniciosi effetti del Peccato Originale, alla sovrabbondante e gioiosa esperienza della Comunione trinitaria, ricostruita nello spirito umano dall’efficacia elevante della Grazia.

Il significato della Pasqua si può gustare interiormente solo se si raggiunge misticamente il desiderio accorato di invitare le Tre Persone divine ad abitare in noi, custodendo in modo eroico e costante la Grazia Santificante: la Gratia gratum facies, quella che rende l’uomo redento gradito a Dio!

Elevazione mistica che, a partire dall’evento del Sacramento del Battesimo e della Giustificazione, attraversando la costante purificazione del Sacramento della Penitenza e della Riconciliazione, nutrendosi del divino Alimento del Corpo e Sangue del Risorto glorificato nel Sacramento dell’Eucaristia, attua incessantemente il prodigio ineffabile dell’Inabitazione della SS. Trinità nel segreto dell’anima.

Il vero credente anela incessantemente al gaudio pasquale della mutua Inabitazione Trinitaria, imparando a cercare “le cose di lassù” nel segreto della propria anima. Scopre in tal modo che nel reciproco amarsi del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo si trova il compimento di ogni suo desiderio.

Nello “spiare” il reciproco amarsi delle Tre divine Persone, il cristiano si lascerà lentamente assorbire dalla loro Comunione: imparerà ad amare e, soprattutto, a lasciarsi amare.

Entrerà nell’orbita dei Tre eterni Amanti, nella loro danza trinitaria, nella loro Perichoresis: e sarà Gaudium…sarà Risurrezione…sarà Pasqua!

 

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