accedi | registrati | 18-10-2018

Tempo di Pasqua, missione di liberazione

Il messaggio dell'arcivescovo Morosini

di Giuseppe Fiorini Morosini * 03/04/2018

La nostra fede cristiana celebra la Pasqua non solo nel ricordo della risurrezione di Gesù, ma anche nel segno della riscoperta dell’impegno pasquale che investe ogni battezzato.
Tale impegno comporta il cambiamento di ogni struttura o condizione negativa: dal male al bene, dalla morte alla vita, dalla sofferenza al benessere, dalla lotta alla pace, dall’oppressione alla liberazione. Tutto questo in ogni realtà, dove in un modo o nell’altro noi ci troviamo a vivere o ad agire. Siamo testimoni del risorto e perciò testimoni di vita e di speranza. La Pasqua è per il cristiano una missione di liberazione. Ciascuno la deve vivere secondo il suo stato e la sua vocazione.
Dobbiamo riscoprire questa missione, se non vogliamo lasciare passare invano la grazia di Dio. Gli ambiti dove intervenire sono davanti agli occhi di tutti: dalla violenza privata e pubblica allo scollamento di ogni responsabilità dinanzi al bene comune, dalla poca partecipazione alla vita sociale e politica alla difesa dei valori che sono alla base della nostra storia e cultura, dal servizio onesto al rispetto dell’ambiente e dei luoghi ove abitiamo.
Ritroviamo la passione per la vita: facciamo risorgere chi vive solo e sfiduciato, chi soffre per la malattia e la vecchiaia, chi non riesce ad affrontare la vita per i disagi economici e sociali.
Un invito particolare rivolgo a tutti: facciamoci strumento per colmare la solitudine interiore ed esteriore di tanta gente che ci sta accanto, a partire dei nostri familiari. Gesù, prima di morire nella solitudine più grande (ha sperimentato anche la lontananza del Padre), ha avuto un pensiero affettuoso per la Madre, Maria. Consapevole che sarebbe rimasta sola, l’ha affidata al discepolo prediletto perché la custodisse.
Al di là del significato di fede che questo gesto assume nel mistero della salvezza dell’uomo, non possiamo dimenticare il significato immediato: la preoccupazione di un figlio perché la Madre non rimanesse sola. È stato un grande gesto di amore e di vita.
Imitiamolo, miei cari, e proviamo a riempire di gioia e di speranza la vita di tante persone, nostri familiari soprattutto, che vivono tristi nella loro solitudine: anziani, malati, giovani. Soprattutto per questi ultimi richiamo l’attenzione di voi genitori, insegnanti, educatori.
Parlate con loro, sappiate ascoltarli. Evitate che stiano “soli” con i loro mezzi di comunicazione per coltivare amicizie virtuali. Intuite i loro disagi, quelli magari per cui a casa sono sempre insofferenti e invece felici con le compagnie di strada. Entrate nel vivo del loro animo, dei loro desideri, dei loro progetti, e aiutateli a sognare. Incoraggiateli a non arrendersi, assicurandoli che è possibile coltivare sogni e realizzarli.
Come sarebbe felice la nostra Pasqua, se la vivessimo all’insegna di questa missione di vita! All’opera, dunque, e confidiamo nel Signore. Buona Pasqua.

* Arcivescovo di Reggio Calabria - Bova

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