accedi | registrati | 21-4-2018

Il presidente: «Grande azione politica». La progettualità è ambiziosa

Bombino: «L’Aspromonte rinato ora chiama l’Unesco»

di Federico Minniti 03/04/2018

«Una bellezza ritrovata ». L’Aspromonte se la gioca: è in gara per il riconoscimento mondiali di Geoparco Unesco, unica candidatura italiana dopo aver “superato”, nella fase preliminari, aree protette blasonate come il Gran Sasso e il Majella. Un percorso virtuoso che rilancia la montagna reggina come unicum delle biodiversità e scrigno (poco conosciuto) delle ricchezze mediterranee. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Bombino, presidente dell’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte, soggetto proponente della candidatura all’Unesco.

L’Aspromonte come patrimonio dell’umanità. Difficile pensarlo fino a pochi anni fa, ossia quando era considerato il covo dei latitanti o la prigione dei sequestrati.

Bisogna superare il concetto di “at- testato”. L’Aspromonte ha delle peculiarità uniche, dal punto di vista naturalistico, ormai conclamate a livello scientifico. Il vero passaggio da operare è un altro: bisogna considerarlo il vessillo del territorio. Un simbolo di cui, non solo non vergognarsi, bensì di esserne orgogliosi. Questa, prima ancora che una conquista territoriale, è una grande azione politica; la vera ambizione, infatti, è ridare dignità a luoghi e persone che per troppi anni sono stati bistrattati.

Però c’è chi storce il naso. Come si fa a parlare di bellezza in una spazi che – storicamente – sono feudi di ‘ndrangheta?

Attenzione, non c’è nessuna operazione maquillage in corso. Non si tratta di “truccare” una realtà, di abbellirla. Nient’affatto. Si tratta, invece, di essere consequenziali al grande sforzo che sta mettendo in piedi la squadra–Stato.

Si spieghi meglio,

Più lo Stato colpisce e debella il fenomeno ‘ndranghetista più la bellezza dell’Aspromonte viene liberata, viene sottratta al male. Potremmo dire che l’ancestralità della montagna calabrese che per tanti anni è stata dipinta come il tratto caratterizzante a tinte fosche, in realtà ne conserva la purezza dell’ecosistema sociale. L’Aspromonte esisteva dapprima della ‘ndrangheta. Le potrei fornire un esempio artistico: ricorda quando fu deturpata la Pietà di Michelangelo? Fu una bellezza ferita, proprio come è stato per tanti anni l’Aspromonte. Bene, oggi la Pietà è una bellezza ritrovata, quanti si ricordano del tempo del restauro? Noi adesso siamo proprio in questa fase, stiamo riportando ad emersione la straordinarietà della nostra montagna.

Il suo discorso è affascinante, ma potrebbe apparire fin troppo “teorico”.

In realtà c’è una bellezza funzionale che è la base attrattiva per trasformare questa azione politica “teorica” in economia di scala.

Ci faccia qualche esempio.

Negli ultimi anni, in Aspromonte, sono nate 10 cooperative. Sfruttando le risorse del territorio lavorano circa 150 giovani. Il riconoscimento del Geoparco Unesco sono certo sarà utile nel fare concepire l’Aspromonte come un motivo per restare in Calabria.

Eppure il più importante intellettuale aspromontano, Corrado Alvaro, declinava la “sua” montagna al passato e mai al futuro

Crediamo che la tesi alvariana vada conosciuta per evitare degli errori anche del recente passato. La figura del pastore, ad esempio, nella nostra macro–progettualità sta assumendo tutt’altro aspetto. Possiamo dire che i pastori, infatti, rappresentano proprio la base del riscatto territoriali. Da emarginati a custodi. Un bel passaggio culturale e sociale.

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