accedi | registrati | 23-10-2018

Così agli inizi del nuovo millennio il popoloso quartiere di Pellaro ha vissuto un tempo estivo ricco per tanti adolescenti

La discarica diventata campetto da gioco e altare del servizio

di Paolo Cicciù * 08/04/2018

Espose loro un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell'orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
 
La parola, una foto, dei ragazzi sognatori, il seme ed il campo. A Pellaro, il miracolo della semina del granello di senape che, cresciuto, è diventato albero ha trovato compimento. Sedici anni fa, un gruppo di giovani educatori appassionati della vita, hanno sperimentato la bellezza e la meraviglia della semina e del campo. Trasformare un terreno abbandonato (usato come discarica) in un “campo dove seminare”, è stata una delle sfide più bella vissute, in quegli anni, in parrocchia. Pomeriggi passati a vivere emozioni tra risate, abbracci, maglie sudate e qualche lacrimuccia. Centinaia di giovani, per oltre dieci anni tra Giugno e Luglio, avevano un appuntamento fisso: un campo ed un pallone per incontrarsi, confrontarsi, sfidarsi, divertirsi, vivere relazioni, innamorarsi e provare a crescere. Il campo era diventato il centro generatore di profonde e solide relazioni. La terra e la polvere ingredienti di un percorso da vivere insieme. Sono passati tanti anni da quei pomeriggi, oggi, quel campo è diventato il centro dove il pane ed il vino diventano corpo e sangue di Cristo, il granello di senape è diventato albero. Tanti di quei giovani e di quei ragazzi, oggi, infatti sono padri e madri, educatori, sacerdoti, giovani impegnati, insegnanti e volontari. Altri si sono “persi” tra le insidie della vita, altri ancora ci hanno lasciato, forse, troppo presto. Quel “centrocampo”, per tanti, è stato lo spazio ben definito dove ha preso forma la voglia di vita, dove, attraverso la relazione e l’incontro, ci si è innamorati della bellezza dell’incontro con Gesù. Un Dio vicino che, anche attraverso un pallone, si è fatto vivo. In quegli anni, posso dirvi, la sensazione più comune vissuta da tutti noi è stata quella dell’abbraccio. Un gesto semplice e paterno che, anche nei momenti più difficili, ha cambiato le cose, ha consolato, ha rinfrancato, ha creato legami, ha “addomesticato”.
Oggi, quel centrocampo, è diventato l’altare che abbraccia giovani e ragazzi, che accompagna e asciuga tante lacrime, che consacra alla vita le scelte ed i “si” di tantissime persone. L’albero, dove gli “ uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami”, è diventato Cristo, Vita, ricerca di Paradiso. Le scelte, gli “eccomi”, le chiamate e le vocazioni alla vita dei nostri ragazzi partano sempre da un incontro, da un abbraccio e da profonde relazioni. Non importa se tutto avviene in un campo polveroso, in un salone parrocchiale o per strada. L’importante è seminare. Solo allora potremmo immaginare e sognare l’albero, i rami ed finalmente il paradiso.
 
* Presidente Provinciale del Csi Reggio Calabria

 

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