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Pubblichiamo di seguito la testimonianza vocazionale del seminarista, ordinato diacono ieri sera dall’arcivescovo Morosini

Parla il neodiacono Giovanni Giordano: «Una chiamata travolgente»

di Redazione Web 15/04/2018

Diaconato di Giovanni Giordano Pubblichiamo di seguito la testimonianza vocazionale di Giovanni Giordano, ordinato diacono ieri sera dall’arcivescovo Morosini

di Giovanni Giordano - «Tutto posso in colui che mi da la forza» (Fil 4,13). Davvero posso testimoniare che in Gesù Cristo, mio Redentore e Signore, sono stato sempre custodito ed è solo in Lui che ho trovato la forza dello Spirito Santo per andare avanti nel cammino della Volontà del Padre. Con il cuore ancora ricolmo di gioia, frutto della recentissima Ordinazione Diaconale – per l’imposizione delle mani e la Preghiera Consacratoria del mio amato Arcivescovo Monsignor Giuseppe Fiorini Morosini – sono qui a rendere lode a Dio per le tante meraviglie compiute lungo la mia vita e nella mia storia vocazionale. Si tratta di una vera e propria storia d’amore tra la Santissima Trinità, infinitamente grande, e la mia povera anima di un uomo che, dinanzi alla Maestà divina, non può fare altro che impallidire e adorare insieme. Il Signore mi ha chiamato in un modo provvidenziale e travolgente, un po’ alla maniera di Saulo sulla via di Damasco: tutto e subito! Sì, perché così è piaciuto a Lui! Da qualche mese, infatti, su invito dei miei genitori Mariano e Giustina, mi ero riavvicinato – dopo circa 10 anni – alla riscoperta della mia vera vita di figlio di Dio, assumendo l’impegno di adorare un’ora la settimana Gesù Eucaristia solennemente esposto nel tabernacolo della Chiesa Parrocchiale di Scilla – dove da circa un anno, per l’amore eucaristico e sacerdotale del Parroco don Bruno Antonio Verduci e di tanti fedeli adoratori, era nata quella che sarebbe stata (e lo è ormai da circa 12 anni!) la prima Adorazione Eucaristica Perpetua dell’intera Calabria: farmaco d’immortalità per l’anima fedele che solo a Lui si prostra adorando nel silenzio del proprio cuore inginocchiato ai Suoi piedi come Maria. Questo è stato per me e sarà sempre il Miracolo più grande della mia chiamata al sacerdozio ministeriale: essere servo inutile di un Dio che si nasconde in un piccolo pezzo di pane, pur regnando su tutto l’universo. Ho potuto toccare con mano la travolgente fede di un Parroco che solo nella volontà divina ha potuto donare questa stabile Presenza ad ogni cuore. Grazie a questa “scoperta” ho potuto comprendere gradualmente che non ero stato creato per questo mondo, ma per la Vita Eterna e che il Signore mi voleva tutto suo per la sua maggior gloria e il bene dei fratelli nella maternità della Chiesa. Così, dopo un percorso di circa tre anni di discernimento all’interno della vita comunitaria nella mia Parrocchia di San Nicola di Bari in Vito, sostenuto e guidato dal mio Parroco don Bruno, decisi di dare concretezza al progetto di Dio nella mia vita entrando in Seminario il 20 settembre 2011. Così, ho compreso realmente che è il Signore a condurre la mia storia e la mia chiamata al sacerdozio, a volte anche in modo esigente: “Io, tutti quelli che amo, li rimprovero e li educo” (Ap 3,19a). Durante questo settimo anno di formazione sto ultimando la Licenza in Teologia Spirituale presso la Pontificia Università Gregoriana in Roma, alunno dell’Almo Collegio Capranica nel quale ho avuto la grazia di vivere due anni stupendi per l’opportunità di avere un panorama davvero universale della Chiesa Cattolica con colleghi che vanno dalle isole Samoa in Oceania fino al Cile e dalla Cina fino al Canada: che meraviglia! Davvero il Vangelo che è Cristo stesso ha riempito la Terra: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura” (Mc 16,15). Ed è questa l’unica Parola che chiama ciascuno di noi alla Sua sequela, lungo il mare di Galilea, al tavolo delle imposte, in ogni singola predicazione fin sulla Croce… perché “li amò fino alla fine” (Gv 13,1d). L’unica Parola vivente che mai si stanca di versare il suo Sangue prezioso per tutti. Ho deciso di seguire il Signore, con le mie fragilità e la mia indegnità, certo che chi vede me non dovrà fermarsi all’uomo Giovanni – fragile peccatore – ma dovrà sforzarsi ad intravedere i lineamenti dell’Uomo–Dio Gesù Cristo. Solo così saremo certi che tutto è opera di Dio e mai nostra! Da Diacono novello affido ancora una volta la mia vocazione e l’ultimo tratto che mi separa dall’Ordinazione Presbiterale a Maria Vergine, Madre della Consolazione e avvocata del popolo reggino, delizia di ogni cuore sacerdotale, affinchè sia lei a prendermi per mano conducendomi da suo Figlio, Incarnato, Crocifisso, Morto e Risorto. È questa la storia d’amore tra me e Gesù che ha avuto un inizio ma che mai finirà… nell’Eternità della Santissima Trinità: “Mio Signore e mio Dio” (Gv 20,28).

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