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"Tanti i benefici che ho tratto da quest'esperienza"

La testimonianza di una studentessa dell'Issr

Gli studi teologici tra formazione e spiritualità

di Redazione Web 09/09/2016

Scrivendo lascerò parlare il cuore perché testimoniando non posso sottrarmi alla verità che ha contribuito letteralmente a liberarmi il cuore per farlo risuonare di carità paolina. Il Battesimo esige di essere testimoni di Gesù Cristo in ogni dove e tale impegno ho cercato di assolverlo, con la misericordia di Dio, in ogni luogo dove ho vissuto. Per questo i primi nove mesi del mio ritorno dal Nord, dopo 27 anni, sono stati soprattutto tempo di preghiera, di ascolto, di riflessione, di studio della nostra gente e della città, nell’attesa di comprendere meglio “come” avrei dovuto vivere questo rientro nella mia amata terra anche e soprattutto nel compimento della volontà di Dio su di me. Subito mi è stato dato modo di constatare e vivere l’urgenza delle parole di Isaia “Consolate, consolate il mio popolo” ( Is 40,1) e ho pure sperimentato la sfida della multiculturalità e multi religiosità della nostra città. E più queste cose si presentavano a me più avvertivo in me la sensazione di personale ed umana insufficienza. Nonostante la più che trentennale esperienza pastorale mi sembrava di non essere in grado di potere rispondere alle tante richieste di consolazione, di non sapere dialogare con i diversi saperi che ci circondano. Fino a che una mattina del luglio 2015 mi soccorse la parola di S. Pietro “adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1Pt 3,15). Avevo ora la risposta/richiesta “consolare dando speranza”, cioè Gesù, ma in quel momento oltre che insufficiente mi sentii povera, povera e in una nuova terra. Il “logos” di cui parla san Pietro però mi portò come d’istinto al sapere, alla sapienza, all’intelletto, al Verbo fatto carne. E compresi che, in questa terra, per dare ragione a chiunque dovevo essere ben informata e formata, oltre tutte le conoscenze già acquisite, per avvalorare le buone proposte culturali, spirituali e pastorali già esistenti e per favorire nuove proposte dello Spirito. Perciò fidandomi di Dio mi sono iscritta all’ISSR. E con questa iscrizione ho esperimentato ulteriormente quanto ogni azione pastorale includa l’apertura allo Spirito Santo, ma che l’apertura allo Spirito Santo esige la formazione e l’informazione ancor prima di ogni azione. Perciò ringrazio Dio, il nostro Arcivescovo e i suoi collaboratori per mantenere viva questa istituzione nella nostra diocesi. La cosa sorprendente della mia esperienza all’ISSR è che per il desiderio di accrescere la conoscenza al fine di poter dare a chiunque ragione della mia speranza, questa conoscenza è aumentata in me in senso giovanneo e cioè nella conoscenza /amore di Cristo che ha trasformato e rafforzato profondamente la mia relazione amorosa con Dio e con i fratelli. Praticamente è finita che prima di aiutare gli altri ho aiutato me stessa, che ho beneficiato per prima di una rinnovata fede, speranza e carità che subito ho messo a servizio del dialogo ecumenico ed interreligioso oltre che delle persone che Dio mi ha dato di incontrare per esercitare le opere di misericordia. Per tutti i benefici che ho tratto da questa esperienza, un pensiero mi accompagna fin dai primi mesi del mio studio, e cioè, che anche nell’iscrizione all’ISSR per me sia passata la parola di Gesù “non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi” (Gv 15,16). Infatti, se penso a tutte le mie insufficienze e povertà iniziali, forse, non a caso l’ISSR reggino si pone nel territorio diocesano, e calabrese, in una logica di servizio offrendo precisi percorsi formativi, anche in collaborazione con altre strutture culturali del territorio. Esattamente l’ISSR promuove e realizza corsi di aggiornamento, pubblicazioni, convegni, seminari, conferenze, incontri e dibattiti di contenuto teologico, pastorale e di cultura religiosa sia per studenti che per professori, insegnanti di religione, catechisti, responsabili di aggregazioni laicali e operatori pastorali, di cui ho intensamente beneficiato. Inoltre, questo istituto curando la formazione teologica, filosofica e umanistica dei laici consente anche, e soprattutto ai giovani, di affacciarsi sul mondo del lavoro con titoli specifici validi nei contesti ecclesiali e nella società. Io non so se userò tutte le competenze professionali che sotto l’Autorità della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale rilascia il nostro ISSR, cioè non so se insegnerò la religione cattolica o se proseguirò gli studi nelle Università Pontificie o se li sfrutterò per inserirmi tra i Beni archivistici e culturali. Ma se pur non dovessi adoperare professionalmente questo titolo accademico, una cosa la so: ora che anche io ho un popolo da consolare dandogli sempre, e nei luoghi che Dio mi indicherà attraverso la madre Chiesa, la speranza che è in me, l’ISSR mi fornisce gli strumenti necessari per rispondere a questa vocazione di consolante speranza che spero sia una missione condivisa anche da tanti altri laici.

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