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Gli adolescenti tra bullismo e giustificazionismo

A margine dell'episodio di Lucca. In piedi, a sbraitare è il nuovo Frankenstein che dal sepolto cimitero delle regole e della educazione abbiamo evocato.

di Silvia Rossetti 23/04/2018

Il video lo abbiamo visto tutti e la levata di scudi è stata unanime. L’adolescente che inveisce sulla faccia del professore inerme e, reclamando una sufficienza, non esita a mortificare il docente davanti alla classe, senza curarsi né della differenza di età tantomeno del ruolo che egli ricopre.

C’è molto in quel video, ci sono delle risposte e anche delle domande piuttosto urgenti. L’attenzione dello spettatore è catturata dai gesti tracotanti dello studente, che arriva perfino a sfilare il registro dalle mani del professore e dalle sue parole urlate, condite da turpiloquio. Sembra il monologo di un attore, unico protagonista al centro della scena. Unico sì, perché l’interpretazione non considera affatto l’interlocutore, che diventa una sorta di pretesto; ciò che conta è esibirsi davanti al resto della classe fomentando il proprio ottuso narcisismo e la propria maleducazione. I compagni, d’altro canto, dal posto ridono e riprendono. Ammiccano. La scena dal gruppo è ritenuta divertente.

Il professore, invece, appare spiazzato. Non sembra aver contezza del fatto che lo stiano riprendendo. Non proferisce parola, questo colpisce molto. Non dice nulla, ma resta attonito in piedi davanti al suo antagonista. Incapace di qualsiasi azioni di contrasto.
Pare non fosse la prima volta, in queste ultime ore è uscito un secondo video in cui lo stesso docente viene preso a testate dall’alunno, che stavolta indossa un casco da motociclista. Una classe di scuola superiore allo sbando, dunque. Un docente in balia degli scherzi demenziali e delle iniziative dei suoi studenti.

Quanto sconforto. Eppure questa è la cruda realtà. E non si provi a etichettare il giovane come “bullo”. Ultimamente ci piacciono le etichette e abbiamo definizioni per tutte le stagioni.
Il ragazzo non è affatto un bullo. E’ una scheggia impazzita ed estrema di un sistema che fa acqua da tutte le parti. E il sistema non è affatto la scuola, o almeno non da sola. E’ l’intera società nel suo ruolo educativo.

In piedi, a sbraitare è il nuovo Frankenstein che dal sepolto cimitero delle regole e della educazione abbiamo evocato. Uno zombie, che sbraita in preda a una delirante e inconsapevole frenesia. Non capisce neppure lui fino in fondo il gioco che sta giocando e questa è la cosa grave. Non ha alcuna consapevolezza del luogo dove si trova e della persona che ha di fronte.
Molti diranno che si tratta di una eccezione e che i ragazzi, per fortuna, non sono tutti così. Vero, ma non basta a rasserenare gli animi. E che sia una eccezione è da vedere. Lo è nella forma estrema, ma la tendenza a contrastare i docenti, a denigrare la scuola e il suo progetto, a esercitare comportamenti violenti e aggressivi all’interno dell’istituzione è fin troppo diffusa ormai.

Abbiamo “psicologizzato” molti casi in questi anni, troppo. E spesso psicologizzare ha coinciso con giustificare. Quei ragazzi, che superano i confini del lecito con un docente o i compagni stessi, sono abituati a farlo anche a casa. Sono completamente sfuggiti di mano alla famiglia, o spesso la famiglia è sfuggita loro.
Ma queste criticità dei singoli dovrebbero trovare all’interno del sistema sociale e scolastico una possibile soluzione, non dovrebbero travolgerli e destabilizzarli. Assistiamo a questo, invece. E i docenti sono sempre più demotivati e disarmati davanti a critiche diffuse (spesso anche portate avanti dai media), che poi in alcuni casi, come questi, diventano aggressioni. La scuola, l’educazione, la formazione dei nostri ragazzi ne fanno le spese.

A che serve aderire ai progetti europei o strutturare l’alternanza scuola-lavoro, parlare di futuro se il materiale umano è questo?

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