accedi | registrati | 18-9-2018

Torino. Finzione d'anagrafe, cancellato il padre

Nella nostra legge 'madre è colei che partorisce'

di Giuseppe Anzani * 25/04/2018

Figlio di due donne. L’atto di nascita del bimbo di Torino, già rifiutato dall’ufficiale di stato civile e poi firmato dal sindaco Appendino di suo pugno, è una evidente (e dichiarata) forzatura.
Pensate davvero che dobbiamo discutere 'se quel bambino ha due madri'? Andiamo, prima di consultare i legisti su come si fanno gli atti di nascita, ripassiamo come nascono i bambini.
Due donne non sono in grado di generare; e se una di loro ha generato, necessariamente con il seme d’un uomo (lo sconosciuto donatore della fecondazione artificiale) essa è la madre, l’unica.

Che abbia o non abbia una compagna non c’entra nulla con la generazione del figlio. Oppure di che parliamo? Qualcuno fruga nel mare delle leggi. Nazionali, estere, scritte, da scrivere, desumibili dalla cultura mutante e dal diritto vivente, dalla civiltà trionfante, e via. Qualche garbuglio da azzeccare, frattanto? Dice la madre vera che non ha voluto fare una «falsa dichiarazione» usando la formula predisposta, che parlava di 'unione naturale', mentre per lei s’era trattato di fecondazione assistita. Raffinato scrupolo etico.
La formula 24, dettata «per la madre naturale nel caso in cui il padre non consente di essere nominato», prevede che si scriva «dall’unione naturale di essa dichiarante con uomo ecc.».

Ma naturale, qui, caratterizza la filiazione fuori del matrimonio rispetto alla filiazione legittima, secondo il lessico passato. Non rispetto alla artificialità.
Che scrupolo, che stizza.
Semmai occorresse una variazione, sarebbe acconcia la 'fecondazione con seme di uomo che non consente ecc.'. Ma per l’altra donna, nessuna partecipazione.
La bugia, semmai, cade qui.
Nella nostra legge 'madre è colei che partorisce'. È stato necessario ai nostri giudici rammentarlo persino in quel caso drammatico, ricordate, di scambio di embrioni in fase di impianto.
La maternità è un fatto, esattamente questo fatto, non un qualche concetto. Dire che alcune leggi straniere ammettono la fecondazione assistita per coppie omosessuali non ha niente a che fare con lo status del figlio che nasce in Italia. Nel diritto internazionale privato dell’ordinamento italiano 'lo stato di figlio è determinato dalla legge nazionale del figlio al momento della nascita'. Dunque, nel caso di Torino, dalla legge italiana.

Cosa si fa in Danimarca vale per i danesi. Ci sono persino Paesi (pochi) dove la legge ammette l’utero in affitto, che da noi e nel resto del mondo è delitto. (Una maternità espropriata per la falsa filiazione, a volte di due maschi, con stratagemmi già avvenuti per nascite all’estero).
Norme simili non sono il modello del nostro diritto.
Ogni bambino che nasce in Italia ha la protezione intera della nostra legge. Dico protezione di proposito, perché corre un’altra vulgata circa la 'conquista civile che estende i diritti del figlio'.
Ma i diritti del figlio stanno per primi nella vita ricevuta, e non c’è essere umano che non l’abbia ricevuta da una madre e da un padre.
Per i genitori, negarsi al figlio, sparire dalla generazione è la prima diserzione; appropriarsi di una generazione inesistente può avere senso diverso per chi lo fa e per chi ne è l’oggetto.

Esiste un diritto del figlio, imprescrittibile, alle azioni di disconoscimento e di impugnazione del riconoscimento quando contrario al vero, per un suo interesse; e il rilievo costituzionale del principio di verità è stato confermato da una recente sentenza della Consulta (n. 217 del 2017).
Questo deve far riflettere sull’affermazione che i legami della filiazione 'sociale' sono più importanti dei legami del sangue, e che nella sostanza è genitore chi ama il bambino, più di chi lo mette al mondo.
C’è qualcosa di vero e di grande nella scelta di fare da padre, di fare da madre, a un bambino che non li ha più, o è stato abbandonato.
A Nomadelfia ho visto 'madri di vocazione' che hanno accolto e amato così decine di 'figli', senza passare all’anagrafe. Ma non è la stessa cosa mettere al mondo un figlio che per programma non conoscerà suo padre e anagrafargli forzando la legge un 'genitore due' a pareggio del conto. O del desiderio? E di chi?


* Giurista e Magistrato

Ariticolo apparso su Avvenire il 25 aprile 2018

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