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«I testi dei brani pop servono per creare uno spazio comunicativo. Così è possibile veicolare contenuti profondi, ma mediati con un linguaggio semplice»

Staglianò, Chiesa senza giovani? «Via le convenzioni»

Intervista esclusiva all'autore di una strategia pastorale che abbina la musica contemporanea con il messaggio instaurato da Cristo

di Davide Imeneo 26/04/2018

Venerdì 14 aprile il vescovo Staglianò, pastore della Chiesa di Noto, è intervenuto durante la serata diocesana giovani di Azione Cattolica organizzata dal Settore giovani a Scilla.
Originario di Crotone, è stato autore di numerose pubblicazioni di carattere scientifico in ambito teologico, ma è diventato celebre grazie a una sua nuova iniziativa pastorale: usa le “canzonette” per evangelizzare, soprattutto i giovani.
«Che le canzonette siano letteratura non lo dico io, lo dice anzitutto l’evidenza. Poi lo riconosce, per esempio, l’Accademia della Crusca che mette in parallelo “La solitudine” di Laura Pausini con “L’infinito” di Leopardi. E Bob Dylan ha ricevuto il premio nobel per la letteratura dato a Bob Dylan».

Quali sono le implicazioni pastorali possibili?
Oggi siamo tutti interpellati dalla questione giovanile, una generazione che sembra essere condannata a un’interpretazione di naufragio.
Dal punto di vista della Chiesa cattolica, noi registriamo che i giovani sono pochissimi all’interno delle nostre parrocchie, sono giovani lontani. Per dare concretezza a certe spinte di rinnovamento della pastorale suggerite da Evengelii Gaudium, io ho inteso cercare un linguaggio più diretto per entrare anzitutto in connessione con i giovani.
In connessione vuol dire far capitare anche il piccolo miracolo che centinaia di giovani, quando tu gli parli, immediatamente si mettono in ascolto e ti ascoltano per più di mezz’ora.
Creo uno spazio comunicativo, e se dentro questo spazio di interesse del giovane tu ci metti dentro contenuti altri, profondi ma mediati con un linguaggio semplice allora riesci a veicolare qualcosa di importante.

Quali sono questi contenuti?
Beh, io come vescovo e come prete e come cristiano, devo mediare il Vangelo, i contenuti profondi della spiritualità cristiana che sono, per esempio, l’apertura dell’uomo alla trascendenza e la capacità dell’uomo di ricevere una possibile rivelazione di Dio.
Ad esempio, il fatto che Gesù Cristo nella sua umanità è il rivelatore dell’amore vero che può salvare e liberare gli uomini dalle false immagini di amore che la società dell’ipermercato perpetra continuamente.

Lei come riesce a passare dalla canzonetta all’annuncio?
Allora, interpreto questi testi, e poi lancio, attraverso questa interpretazione, il contenuto della speranza cristiana. Io sono interessato, essendo vescovo, prete e credente, non tanto alla canzonetta – che mi serve come strumento – io sono interessato a comunicare la verità del Vangelo che molto spesso entra in dialettica con i contenuti di certe canzonette.
È un dialogo culturale, che oggi ci viene impedito a tutti i livelli perché ci stanno chiudendo dentro le sacrestie, dentro i templi, e vige l’idea che la parola del Vangelo deve essere proclamata soltanto da un pulpito.
Però poi che cosa succede? Che quelli che vanno in chiesa sono per lo più cattolici convenzionali: della parola di Dio non ascoltano niente, della predica del prete non sanno che farsene e quindi siamo veramente alla frutta dal punto di vista della comunicazione.

Un consiglio per i sacerdoti: come instaurare un dialogo forte coi giovani?
Bisogna superare le convenzioni e farli innamorare di Gesù. Quando noi diciamo che i giovani hanno abbandonato la Chiesa, dobbiamo invece riconoscere che siamo stati noi ad abbandonarli, perciò loro ci hanno abbandonati.
Vorrei suggerire questa idea, ma sempre vorrei proporla alla libertà del pensiero dei presbiteri perché ci riflettano, ci riflettiamo, ed eventualmente dialoghiamo su questo: la vera questione non è che i giovani che sono dentro le nostre chiese sono meno abbandonati di quelli che se ne sono andati, perché, se noi teniamo i giovani nelle chiese e non riusciamo a farli appassionare all’umanità bella e buona di Gesù, questi giovani sono stati abbandonati dalla chiesa cattolica, anche se restano nel recinto sacro.

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