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Giorgio Sottilotta, giovane della diocesi di Reggio Calabria - Bova, rilegge l'esortazione apostolica di Bergoglio

Gaudete et exsultate, il Papa invita i giovani alla «gioia»

di Redazione Web 29/04/2018

di Giorgio Sottilotta - Gaudete et exsultate! L’ultima esortazione apostolica di papa Francesco, uscita lo scorso 9 aprile, non si può dire non abbia già generato una viva attenzione da parte del mondo cattolico.
Continua con la chiamata alla santità il felice, ma non per questo facile, operato di Jorge Mario Bergoglio, il quale (a questo punto lo possiamo ben dire) ritiene indispensabile per la vita del cristiano un elemento in particolare: la gioia.
Dopo aver chiaramente detto a parole e mostrato con le proprie azioni che «la gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù» (Evangelii gaudium, 1) e aver “ri–cor–dato” che «la gioia dell’amore che si vive nelle famiglie è anche il giubilo della Chiesa» (Amoris laetitia, 1), Francesco punta ancora più in alto e pone tutti noi di fronte alle nostre singole e personali vite: «Il Signore chiede tutto [...]. Egli ci vuole santi e non si aspetta che ci accontentiamo di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente» (Gaudete et exsultate, 1).
Questo invito ad una vita ricolma di senso, capace di puntare in alto, si scontra spesso con una mentalità, quella a noi contemporanea, che sembrerebbe condurci da tutt’altra parte. Nell’esortazione questo aspetto viene ribadito molte volte proprio per scongiurare il rischio di porre la chiamata alla santità su un piano emozionale e “romantico”, legato alla breve durata del sussulto del nostro cuore. Ciò non può essere, poiché la chiamata di Dio alla santità, rivolta a ciascuno, porta il credente controcorrente, verso una direzione che necessità di “ingredienti” quali sopportazione, pazienza, mitezza, audacia, fervore, e soprattutto combattimento e vigilanza; tutte cose che richiedono consapevolezza e perseveranza.
Con il sinodo dei vescovi (“I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”) in fase di preparazione, e con gli input offerti da questa nuova esortazione apostolica, il pensiero non può non andare ai giovani.
Il veloce passaggio fatto al n. 115, sulla violenza verbale di cui spesso anche i credenti si macchiano navigando lungo gli «spazi di interscambio digitale», diventa un invito, rivolto soprattutto alle giovani generazioni, a percorrere la via della santità anche in questi nuovi spazi su cui viaggiano, uno accanto all’altro, l’annuncio e la tentazione, la diffusione del bene e il proliferare dell’odio.
In questo contesto multitasking, multi–valoriale, multi–stimolante, il rischio di perdersi tra le varie tendenze è alto e a farne esperienza sono proprio i giovani nel loro delicato percorso di crescita.
Di fronte alle scelte di vita (vitali!) di un giovane, al giorno d’oggi, si palesa la forte tentazione di percorrere, una dopo l’altra, «opzioni reversibili» anziché riconoscere il valore delle «scelte definitive»; una tentazione che i vescovi non vogliono eludere ma affrontare di petto con e per le giovani generazioni.
Davanti a questo bivio la bussola del giovane non può che essere quella del discernimento: «senza la sapienza del discernimento – dice papa Francesco – possiamo trasformarci facilmente in burattini alla mercé delle tendenze del momento» (Gaudete et exsultate, 167) e ancora «il discernimento è necessario non solo in momenti straordinari, o quando bisogna risolvere problemi gravi, oppure quando si deve prendere una decisione cruciale. È uno strumento di lotta per seguire meglio il Signore. Ci serve sempre: per essere capaci di riconoscere i tempi di Dio e la sua grazia, per non sprecare le ispirazioni del Signore, per non lasciar cadere il suo invito a crescere» (169).
La santità, dunque, è una chiamata del Signore rivolta a tutti, a ciascuno secondo le proprie capacità; ma solo chi sceglie di vivere, e non di vivacchiare, riuscirà a porsi in ascolto di Colui che più di tutti vuole che l’uomo viva nella gioia e che questa gioia sia piena (cfr. Giovanni 15,11).

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